Arezzo, 13 febbraio 2018 - Esce fuori dalla casa di pietra con un golf color verde e l'espressione di chi è appena uscito da un incubo. Lui, Celestino Gualdani, sollevato dal prossimo ritorno della moglie: anche se è un sollievo ancora ricco di dubbi e di domande.

"Tanta contentezza. E’ finito un incubo, sono stati giorni durissimi nei quali ho pianto tanto. Pensate cosa vuol dire cenare senza di lei, lavare i piatti la sera, andare a dormire da solo, trovarsi all’improvviso con un vuoto del genere".

Ricorda le fasi della bella notizia. "Non ho ancora parlato con Susy, ci hanno chiamato dalla questura di Napoli e al telefono è andato il mio figlio più piccolo. Lei piangeva, era confusa, non si è capito bene cosa è successo, ha detto di non credere a tutte le cose che sono state dette. Sentivo che era viva ed ero convinto che si trovasse ancora a Napoli. Avevo ragione».

«Cosa le domando quando torna? Voglio sapere il perché. Intanto perché ha staccato il telefono. Poi voglio capire i motivi di questa fuga, cosa ha fatto in questi giorni a Napoli, qual è il ruolo dell’uomo con cui era in contatto. Ma ho voglia di riabbracciarla, siamo sposati da 28 anni più sette di fidanzamento, e in fondo la prima volta si può perdonare».

A incidere anche il tono della voce: "Mi sembrava molto dispiaciuta" esclama come se volesse anche convincere se stesso. E sembra non escludere che lei potesse essere anche stata costretta, ripensa a quell'accusa di sequestro di persona: è felice perché la donna della sua vita è sana e salva ma ci sono frammenti della vicenda che ancora non gli tornano: non ricostruiscono la storia nel suo complesso, non gli restituiscono i perché che cerca.