Arezzo, 11 gennaio 2018 - Un prete indagato, un antiquario arrestato, due procure che indagano,di intercettazioni telefoniche. E’  il sintetico riassunto di un’operazione contro il traffico di opere d’arte condotta dai carabinieri di San Giovanni Valdarno e di Levane e coordinata per la parte aretina dal pm Marco Dioni. L’altra parte, quella da cui tutto si sviluppa, ha invece le sue radici in Umbria, a Città di Castello.

E’ qui che ha sede lo studio legale dell’avvocato Paolo Fiori, molto conosciuto nell’intera Valtiberina. Fiori, amante dell’arte e collezionista, possiede anche quattro quadri del ’600, di scuola napoletana, per un valore stimato intorno ai novantamila euro. Decide di metterne in vendita uno e prende dunque contatto con un antiquario diMontevarchi, Gianfranco Verdi, 53 anni, che riesce a piazzare il quadro, riscuote la cifra (non quella prevista di 9 mila euro, ma 2mila) e poi non la corrisponde all’iniziale proprietario.

Sempre lo stesso antiquario, stando sempre alle indagini dei carabinieri, avrebbe assoldato in Umbria un paio di personaggi a lui conosciuti, organizzando un vero e proprio blitz nello studio dell’avvocato Fiori da cui spariscono gli altri tre quadri del Seicento. Il legale umbro corre dai carabinieri di Città di Castello e presenta denuncia contro ignoti per il furto, oltre a segnalare la mancata riscossione della cifra da parte dell’antiquario.

Del caso, e siamo nel luglio dello scorso anno, cominciano dunque ad occuparsi anche i carabinieri valdarnesi che a botta sicura inquadrano nel mirino l’antiquario in seguito all’appropriazione indebita della cifra riscossa per il primo quadro venduto. Ma dall’indagine iniziano a emergere clamorosi retroscena: intanto si scopre che l’antiquario avrebbe avuto parte diretta nel furto e rintracciano i due complici, ma si va anche oltre per capire che fine abbiano fatto i quadri rubati.

Qui arriva la sopresa più grossa. I quadri si trovano nella dimora di un sacerdote, don Claudio Brandi, parroco della Collegiata di Montevarchi e figura di assoluto spicco nel mondo religioso del Valdarno. Il sacerdote li ha pagati poco, duemila euro a pezzo, probabilmente allo scopo di arricchire la già prestigiosa collezione del museo della Collegiata. Il prete è infatti un appassionato d’arte e la sua parrocchia è meta ambita anche per questo caratteristico museo.

La canonica viene perquisita in collaborazione con i carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico, inizialmente spunta solo il quadro dell’appropriazione indebita, poi è lo stesso don Claudio a consegnare spontaneamente gli altri tre pezzi.

I tasselli sono dunque tutti al loro posto: per l’antiquario, accusato di furto e appropriazione indebita, scattano gli arresti domiciliari, mentre per i due (indagati anche per furti in negozi) la misura cautelare è quella dell’obbligo di dimora nel comune di Montevarchi insieme alla prescrizione di presentarsi alla polizia giudiziaria.

Quanto a don Claudio viene denunciato per ricettazione. Ma il prete sapeva davvero di aver acquistato quadri rubati? L’accusa di ricettazione è scattata sulla base di alcune conversazioni telefoniche, intercettate, tra il prelato e l’antiquario da cui i carabinieri avrebbero tratto un fondato sospetto che il parroco della Collegiata sapesse tutto. Due le procure interessate: Perugia per il furto, Arezzo per l’intercettazione.