Arezzo, 13 ottobre 2017 - Ora di quattro processi per bancarotta, sia pure in fase di udienza preliminare, ne è rimasto uno solo che li riassume tutti. E soprattutto gli antichi vertici di Etruria si ritroveranno dinanzi un vecchio avversario, Giuseppe Santoni, liquidatore della banca posta in risoluzione nella domenica nera del 22 novembre 2015. Sì, proprio quello che non più tardi di lunedì scorso ha avviato dinanzi al tribunale civile di Roma l’azione di responsabilità con la quale chiede a 37 ex amministratori o loro eredi l’astronomica cifra di 464 milioni (più 112 alla società di revisione Price Waterhouse). Che tradotto in vecchie lire fa ancora più impressione: 1154 miliardi, roba mai vista.

Bene, Santoni che finora non si era fatto vivo, con grande sorpresa e anche qualche sollievo deglio avvocati difensori, nell’udienza preliminare per bancarotta, si è materializzato ieri mattina nell’aula del Gup Giampiero Boraccia. Non di persona ma per tramite dell’avvocato romano Giacomo Satta cui si è affidato. Ha chiesto anche lui, a nome della vecchia Bpel in liquidazione, di costituirsi parte civile ed è difficile pensare che la sua istanza non venga accolta.

Ovviamente, il liquidatore può chiedere risarcimenti solo per i fatti sui quali non si è già mosso in sede civile con l’azione di responsabilità. Quindi dovrà rimanere fuori dal cuore del filone principale, che riguarda tutto finanziamenti contenuti nell’atto di citazione di lunedì, dalla Sacci allo Yacht di Civitavecchia.

Potrà invece chiedere i danni per la la liquidazione Bronchi e per il filone bis, che è quello nel quale il pool di Pm coordinato dal procuratore Rossi (ieri in udienza c’era Andrea Claudiani) si è mosso in maniera autonoma a partire dalle indagini svolte dalla Finanza, senza l’ausilio della relazione Santoni sullo stato di dissesto, depositata ormai un anno e mezzo fa in tribunale. Quindi, in caso di condanna, diverrebbero oggetto di risarcimento una parte consistente dei fidi ad Abm del finanziere trentino Alberto Rigotti (ex consigliere anche lui a processo) e di quelli a Energiambiente, derivazione del gruppo Saico.

Difficile quantificare, ma il liquidatore potrebbe chiedere qualche altra decina di milioni. Sarà per gli imputati (39, secondo l’ultimo calcolo) un avversario altrettanto rognoso degli oltre 2.500 azzerati (in gran parte organizzati da Federconsumatori) che chiedono anche loro di essere parti civili. Numero superato solo dal crac Parmalat. Se ne parlerà alla prossima udienza, fissata per il 2 novembre e dedicata all’ammissione delle parti civili. Le difese sicuramente si opporranno, adducendo l’argomento che i creditori della vecchia Etruria (e gli azzerati lo sono) sono già rappresentati dal liquidatore. Sarà un argomento di battaglia giuridica presumibilmente accalorata.

Intanto ieri il Gup Borraccia ha provveduto a riunificare i quattro filoni di bancarotta: l’inchiesta principale, la bis, quella a carico dei sindaci revisori e il caso dellaliquidazione Bronchi. Gli imputati sono in gran parte gli stessi dei citati nell’azione di responsabilità di Roma. Fanno eccezione i 7 membri dell’ultimo Cda che erano al primo incarico, che viaggiano verso l’archiviazione penale (compreso l’ex vicepresidente Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena), e qualche ex consigliere citato solo in sede civile. Dal 2 novembre, giorno dei morti, l’udienza preliminare viaggerà a tappe forzate: 4 appuntamenti a novembre e poi calendario fissato fino al 30 gennaio. Ma chissà se basterà per arrivare al verdetto sugli eventuali rinvii a giudizio.