Arezzo, 14 novembre 2017 - Il piano delle opere pubbliche va ancora più piano. La frenata è stata suggellata dal voto in consiglio comunale alle modifiche proposte dal vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini. Una frenata quasi inevitabile. Perché una fetta decisiva dei lavori è appesa al famoso piano per le periferie: 17 milioni di euro, non bruscolini, che per ora restano solo sulla carta. Arezzo non ha vinto il bando ma l’ampliamento delle risorse sembra cosa fatta ormai da quasi un anno. Ma da allora tutto sembra essersi fermato. E ora non si ferma ma rallenta il piano triennale.

Una serie di ritocchi: uno su tutti? Le grandi opere scivolano come investimento di un anno, dal 2017 al 2018. Già a suo tempo Gamurrini aveva lanciato un allarme, nel richiedere il sostegno dei parlamentari aretini: senza quei soldi i tempi si allungano. Detto e fatto. Dentro il capitolo scivolamento c’è un po’ di tutto: dallo snodo di via Fiorentina al prolungamento della tangenziale alla Catona (pur esterno al piano delle periferie), dalla riqualificazione dei Giardini Porcinai a quella dei parchi, dal restauro delle mura alla messa in sicurezza di Saione, Pescaiola e Tortaia.

In compenso dal cilindro sbucano alcune novità. Entrano ufficialmente nel piano triennale le opere di urbanizzazione della zona del Garbasso, quella intorno al tribunale: impegnative, un progetto che da solo sfiora i due milioni, tra la viabilità e il resto. E sbuca un finanziamento atteso in gloria dai residenti di via Malpighi: il risanamento dall’amianto di una serie di immobili. E sul fronte della sicurezza c’è anche la questione idraulica: nel piano il riassetto idraulico di viale Santa Margherita, 200 mila euro per provare a blindare la strada che va sott’acqua ad ogni minimo fenomeno meteorologico.

Il piano triennale cambia pelle, in attesa dei cantieri più prestigiosi si provi a dare precedenza proprio alla manutenzione, che tabbraccia impianti sportivi, centri sociali, nidi, scuole e mille altri angoli della città.