Arezzo, 8 febbraio 2018 - Morto nel torrente di periferia, forse vittima dell’ennesima overdose, ma qualcosa non quadra nella tragica fine di Sauro Martinelli. È questo il nome del cinquantenne aretino ritrovato senza vita nella reglia di via Salvadori, un fiumiciattolo che si infila in questa terra di nessuno, fra la Regionale e i campi sportivi di San Marco.

Laggiù in fondo alla stradina sterrata che costeggia la strada, scorre questo piccolo fiume dove ieri un uomo ha avvistato il corpo di Martinelli. Sul posto sono intervenuti il 118, polizia, carabinieri e i vigili del fuoco del Saf che hanno recuperato il cadavere dal torrente. Con loro è intervenuto il sostituto procuratore Chiara Pistolesi che ha dribblato i giornalisti senza rilasciare alcuna dichiarazione.

La pm ha però disposto un’immediata ispezione medico-legale al San Donato, in vista dell’autopsia. Da quanto trapela con ogni probabilità si dovrebbe trattare di un caso di overdose, tuttavia c’è un giallo nella vicenda. Domenica scorsa Martinelli non ha fatto rientro nella casa di via Libia, quartiere Saione, dove abitava con la madre di 93 anni. Il fratello ha presentato quella stessa sera la denuncia di scomparsa ai carabinieri.

Dopo tre giorni l’epilogo della storia, una fine con qualche ombra perché al di là della causa del decesso, sono le modalità a non essere chiare. Gli unici elementi per ora certi, in attesa degli esiti dell’autopsia, sono che Martinelli è uscito di casa intorno alle 11,30 di domenica e che è stato ritrovato cadavere a San Marco senza segni evidenti di violenza sul corpo. È stato notato solo qualche graffio sul volto, ma non si tratterebbe dell’esito di percosse bensì dei segni della caduta nel greto del fiumiciattolo.

Come abbia fatto a raggiungere questa zona non è chiaro. Martinelli potrebbe essere stato in compagnia di qualcuno. La ragione per cui sia finito in questo posto per consumare la dose è da chiarire e lo è altrettanto anche la dinamica della caduta nel fiume.

Al momento non si può escludere che Martinelli fosse insieme ad altre persone al momento dell’assunzione della droga e del successivo malore e che gli stessi, invece di chiamare il 118 per salvarlo dagli esiti dell’overdose, si siano liberato di lui gettandolo sul greto del torrente. Martinelli di recente era stato notato mentre discuteva animatamente con alcuni tunisini del giro dello spaccio di Saione