Arezzo, 18 marzo 2017 - "Un attimo: l’ho soltanto visto scendere dal trattore e non ho avuto nemmeno il tempo di gridargli, perché non mi sono accorto di nulla e quando ho visto la pianta cadere era già troppo tardi. Per il resto, non ricordo nulla».

Queste le parole che uno sconvolto Sauro Casi, padre di Gabriele, ha detto ai carabinieri sull’incidente avvenuto a Casetta della Guardia. Un uomo distrutto ma che ha la forza di mantenere la calma anche quando vede sfilare il corpo del figlio chiuso nel feretro. Con Gabriele sapeva di aver trovato in lui assai più di un collaboratore.

Il ventenne si era diplomato in Agraria e viveva a Manzi assieme al padre, alla mamma Lauretta, alla sorella maggiore e al fratello minore; uno dei cugini, Giorgio Casi, traccia un profilo del ragazzo: «Per Gabriele esistevano solo la casa, il lavoro e la fidanzata. Anche stamani avevo chiamato presto per cercarlo e non lo avevo trovato. Un giovane già maturo, con naturalezza riusciva ogni mattina ad alzarsi presto, cosa che oggi a qualcuno non riesce nemmeno a mezzogiorno».

Caprese è sconvolta. «Era destino che qualcosa di grave succedesse qui da noi: tre giorni fa una tragedia miracolosamente evitata, ora questa giornata». Paolo Fontana, il sindaco, collega la morte di Gabriele all’episodio del bimbo salvato martedì  in piscina: «Il paese è sotto choc. Gabriele nella sua vita ha visto più trattori che tricicli, veniva da una famiglia di lavoratori».