Arezzo, 20 aprile 2017 - "Mille punti: da schiantare dal ridere". E' tornato lì, davanti alla vetrina del Caffè dei Costanti: dove bambino passeggiava a fianco di Benigni chiedendosi perché diavolo fosse vietato l'ingresso agli ebrei. "Ma noi in libreria facciamo entrare tutti".

E' tornato Giosuè, in arte Giorgio Cantarini, il piccolo protagonista de La vita è bella: non sgrana gli occhi come quando il padre viene portato alla fucilazione, non si nasconde nel comodino per evitare di lavarsi, anche perché non ci entrerebbe più. Ma ha lo sguardo sempre stupito, un po' come nel lager nel sentire le regole del "gioco" tradotte da Benigni.

E' tornato venti anni dopo. E' entrato nel pomeriggio ai Costanti ed è diventato protagonista di un involontario "Come eravamo": lui a farsi foto con i gestori Marco Grotti e Pietro  Brocchi, lui sullo sfondo dei poster del film, lui a confronto con il se stesso bambino.

Nato ad Orvieto, scelto in un casting infinito svoltosi a Terni, set del secondo tempo del film. "Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?". Nella vita non fa le domande che faceva nel film, non le fa davanti ai Costanti, orfani dei riflettori che illuminavano a giorno il set..

Però si stupisce che tutti lo circondino, come se vent'anni fossero passati in un soffio, come se il tempo si fosse fermato, come se la vita e la fiction per lui e per babbo Benigni si fossero intrecciate fino a confondersi. Per sempre.

Gli scatti finiscono su Facebook: sa anche lui che non dureranno nè il tempo di un film, nè il tempo di una sera. E che non varranno mille punti nè lo avvicineranno alla vittoria del carro armato, quello in palio nel gioco a morte del film di Benigni.

E' cresciuto, ora ha quel classico sguardo sospeso tra l'infanzia e la vita adulta. Nel mezzo quel sorriso dell'infanzia gli è servito ancora: ad esempio a diventare il figlio del Gladiatore, di Masimo Decimo Meridio, in un altro film da Oscar: lì dove la morte e la  vita gli danzavano intorno.

Si guarda intorno, prende qualcosa, accetta di farsi selfie con chi cerca di intercettare un ricordo. E come nel film sembra di ascoltare la frase iniziale, quella che apre la storia, pronunciata proprio da lui, Giosuè, ma cresciuto, un po' come sarebbe diventato oggi. "Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla: come in una favola c'è dolore, e come una favola è piena di meraviglia e di felicità". E la vita, come la fiction, vale mille punti: da schiantare dal ridere.