Arezzo, 4 gennaio 2017 - "Non possono azzerarci con una sentenza": i maestri beffati alla vigilia di Natale sull'orlo dell'assunzione scatenano la protesta. Guidatidai sindacati hanno invaso la piazza di fronte alla Prefettura e sono stati ricevuti dal Prefetto. "Chiediamno che la nostra situazione venga sanata: per anni ci siamo fidati e abbiamo costruito la nostra vita sulla base delle sentenze a noi positive. Non possiamo ricominciare da capo".

In otto avevano già in tasca la nomina in ruolo, sia pur con riserva. Ora è carta straccia. E altri seicento maestri non stanno meglio: tutti arrivati alla soglia dell’assunzione, inseriti in quelle graduatorie ad esaurimento dalle quali esci solo con la cattedra in pugno. E che si ritrovano a tornare indietro a quasi vent’anni fa. E’ la beffa di Natale. Sulla pelle di migliaia di precari in Italia e di alcune centinaia solo nella nostra provincia.

Finora certi di una cosa: il loro titolo magistrale, conseguito entro il 2002, era sufficiente ad essere inseriti in quelle graduatorie. Abilitante, detto con un aggettivo dotto. Un certezza non tratta dalle favole di Natale ma da sentenze del Tar tutte in questa direzione. Poi il vento è cambiato. Il Tar da qualche mese aveva trasferito la competenza di una risposta definitiva al consiglio di stato. Che ha Natale ha detto no.

Una sorta di «avevamo scherzato» in salsa giudiziaria. Ma che di colpo cambia la vita della gente. Perchè in mezzo, a parte gli otto assunti in pectore, ci sono comunque professionisti che insegnano da anni. Seguono le classi delle elementari, pardon primaria con il nuovo vocabolario, e dell’infanzia: insegnano a leggere, a scrivere e a fare di conto perfino. Seguono i ragazzini dai 6 agli undici anni, addirittura sul filo della continuità didattica. E ora scoprono di aver interpretato un altro film, forse un fantasy. Un caos a due facce.

Il primo per chi ci è rimasto stretto e per le loro famiglie. Se lo avessero saputo prima, è chiaro, ognuno avrebbe impostato altrimenti la sua vita, sul binario di altre prove di abilitazione. Lo hanno saputo ora e sono chiamati a cancellare la lavagna e a ripartire. L’altra faccia è quella delle scuole. Perché non è esattamente la stessa cosa se tuo figlio parte con la maestra Maria e si ritrova con la maestra Luisa, magari perfino più brava. C’è un legame che si crea nel tempo, un filo che d’improvviso si spezza.

Quindi? Intanto è scattata la rabbia. Stamani c'è stato un presidio davanti alla Prefettura, organizzato da Cgil e Uil. E l’incontro con il Prefetto Clara Vaccaro, subito disponibile ad incontrarli: anzi incontrarle, visto che in questo campo la maggioranza è fatalmente al femminile. Dalle Alpi a Lampedusa chiedono che il Governo ci metta una pezza: tenga conto di chi per anni ha creduto ad un giudice e ora si affaccia allibito sul parere opposto di un altro togato.

«Dobbiamo – spiega dalla Cgil Maurizio Tacconi – ripristinare un minimo di giustizia sociale, che non riconosca cittadini di serie A e di serie B». Andando fino in fondo quasi tutti sarebbero ricollocati nella seconda fascia: e addio al ruolo. Scavalcati dopo anni di insegnamento da chi magari in classe non c’è mai entrato. Tutti nelle graduatorie di istituto, l’ultimo gradino per strappare un lavoro almeno a tempo.

Con i supplenti che a questo punto potranno finire l’anno, bontà loro, tagliando il traguardo del giugno 2018: ma spostando la nuova linea di partenza solo a settembre. Gli assunti non potranno invece sfoggiare i loro documenti: cancellati, come nei film di "Ritorno al Futuro". O forse al passato.