Arezzo, 18 marzo 2017 - Dopo sei mesi Piter Polverini decide di parlare. Lo fa davanti al Gup Piergiorgio Ponticelli, al Pm Julia Maggiore, ai suoi avvocati e al legale della famiglia Dell’Omarino. Sono momenti drammatici. Il giudice gli chiede i dettagli di quella notte, dall’incontro in un locale fino alla fuga.

«Ci siamo visti al bar – avrebbe detto all’interno dell’aula – era la seconda volta che uscivo con lei...». Le telecamere su via Aggiunti immortalano l’auto di Katia che insegue la Nissan condotta da Piter. A quel punto lei lascia la sua macchina al parcheggio delle piscine, sale su quella del venticinquenne e si dirigono verso Montagna. Piter parcheggia l’auto ai margini del torrente Afra. Si materializza – come pattuito per 10 euro – un rapporto orale. A questo punto l’imprevisto.

«Mi ha chiesto altri soldi – avrebbe detto il ragazzo – e ho perso la testa. Prima l’ho colpita a pugni, lei ha iniziato a perdere sangue fuori dell’auto». Piter racconta che Katia lo minaccia di rivolgersi ai carabinieri e lui prende la mazzetta che si trova nel portabagagli. Da li la seconda aggressione a colpi di martello. La giovane viene poi spinta sul greto a qualche metro dalla stradina.