Arezzo, 18 maggio 2017 - AL PETTINE dell’inchiesta bis sulla bancarotta di Etruria sono rimaste soltanto alcune delle grandi sofferenze che alla fine hanno portato al collasso di via Calamndrei, al commissariamento, alla risoluzione e infine all’ingresso di Ubi con la scomparsa definitiva dello storico marchio aretino. Il pool dei magistrati, guidato dal procuratore Roberto Rossi, ha messo le mani su centinaia di documenti, ricostruendo i passaggi dei finanziamenti collegabili al reato di bancarotta, in un’indagine fiume conclusasi con l’avviso di chiusura, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio per 29 persone, fatte salve le controdeduzioni che le parti possono presentare entro venti giorni e che teoricamente potrebbero convincere i pm a non procedere.

CREDITI deteriorati imponenti non entrano nel provvedimento, ad esempio la partita relativa al gruppo Francesco Bellavista Caltagirone. Come mai Caltagirone no e Sacci i Abm sì? La ragione sta nella diversa tipologia dei finanziamenti erogati da Etruria secondo l’interpretazione che ne danno gli inquirenti.

Di per sé la concessione di un prestito non genera necessariamente bancarotta nonostante un fallimento sopraggiunto, i finanziamenti rientrano infatti nel rischio d’impresa e non sono imputabili a prescindere.

Diverso il discorso se un finanziamento viene concesso a fronte di garanzie inesistenti, inadeguate o incapienti, quando cioè la banca erogatrice è a conoscenza che ben difficilmente dalla controparte potrà rientrare il denaro ricevuto. Altra fattispecie è il conflitto di interessi, capitolo che ampiamente appartiene ad alcune linee di credito concesse da Etruria, vedi appunto il caso Sacci per non parlare dell’Abm di Alberto Rigotti.

Fuori dall’inchiesta sono restate dunque numerosissime partite, a cominciare appunto da quella riguardante il gruppo Francesco Bellavista  Caltagirone.

ALLO STATO, peraltro, non è ipotizzabile che la procura avvii un’inchiesta ter sulla bancarotta, a meno di fatti nuovi e assolutamente imprevedibili alla luce della mole di lavoro svolto in questi mesi dove poco o nulla dovrebbe essere sfuggito all’occhio attento del pool dei magistrati. Con l’ultima raffica di avvisi di chiusura indagini, preludio all’approdo davanti al gip per la richiesta di rinvio a giudizio, è dunque quasi sicuramente suonata la parola fine su un’inchiesta che ha messo a rumore non soltanto la città ma l’intero sistema politico e bancario italiano.

Salvatore Mannino

Sergio Rossi