Arezzo, 9 febbraio 2018 - Continua la grande "pesca di spacciatori".. L’ultimo arresto è di ieri mattina, in zona Campo di Marte, dove i carabinieri di quartiere hanno preso con le mani in pasta, pardon nell’hashish, un ragazzone di colore poco più che ventenne. Con sè aveva trenta grammi di «erba».

Arrestato ma subito liberato. Resta questa l’altalena che ormai si vive intorno al mondo della droga. Ieri c’è stata la direttissima del nigeriano di 24 anni, arrestato a Campo di Marte con 30 grammi di marijuana già divisi in dosi, anche lui richiedente asilo. Il giudice Giulia Soldini ha convalidato l’arresto del pusher, difeso dall’avvocato Tommasol Acuti, ma lo ha anche mandato libero.

Arrivato in Italia all’inizio del 2017, è ospite di una comunità di accoglienza a Monte San Savino. Il Pm aveva chiesto il divieto di dimora in tutta la provincia: il giudice ha optato per il divieto di dimora nel comune dove è stato sorpreso a spacciare. Quindi al contrario della sentenza di pochi giorni fa, quando era stato deciso l’obbligo di dimora.

Forse stavolta con l’obiettivo che potesse rimanere sotto il controllo del suo centro di appartenenza. Un quadro nel quale tutta la macchina della giustizia sembra fare fatica a trovare la strada giusta davanti ad un allarme sociale crescente intorno al fenomeno dello spaccio.

L’ennesima conferma della rivoluzione in atto nel microcrimine di strada: fanno un passo indietro i magrebini, che spesso tirano le fila dei traffici da dietro le quinte, il ruolo di pusher dell’«ultimo chilometro».

Il più pericoloso perchè espone i protagonisti al rischio continuo dell’arresto e anche uno dei meno redditizi, visto che i disperati d’immigrazione si accontentano quasi sempre di poche decine di euro per stare sulla strada con le bustine di stupefacenti, passa ai giovani sbarcati dall’Africa profonda.

E’ il sedicesimo arresto in poche settimane, il che la dice lunga sia sull’abilità di poliziotti e carabinieri nell’andare a colpo sicuro a gettare scompiglio nello spaccio, sia sulle dimensioni di una vera e propria emergenza sociale prima ancora che criminale: interi pezzi di città, i soliti, i più discussi, contesi in un duello perenne fra le forze dell’ordine e i pusher.