Arezzo, 18 marzo 2017 - Il Gip che non ti aspetti. Il giudice Piergiorgio Ponticelli esce dalla camera di consiglio del processo per il delitto di Katia senza sentenza e anzi disponendo una doppia perizia su Piter Polverini, il ragazzo-assassino: psichiatrica e medico-legale. Appuntamento ai primi di aprile, la prossima udienza, per l'affidamento degli incarichi che allungano di mesi il verdetto sull'omicidio. Nell'udienza del 4 aprile, il Gip nominerà un collegio composto da un medico legale e un medico psichiatrico, con la formulazione dei quesiti. Una decisione probabilmente originata dalla ricostruzione dei fatti resa stamani in aula da Piter, con particolari relativi alla notte dell'omicidio.

Per i legali del giovane Cherubini e Melani Graverini, la ricostruzione del loro assistito è stata "lucida". "Ora è più sereno, meno coinvolto emotivamente, quindi ha raccontato i fatti per circa due ore. Per quanto riguarda la perizia - hanno detto gli avvocati - verranno così chiarite le varie sfaccettature della personalità di Piter. Il racconto davanti al Gip? Sono state confermate ufficialmente tutte le sue dichiarazioni". L'avvocato della famiglia Dell'Omarino, Anna Boncompagni, aveva accolto con amarezza la richiesta del pm Julia Maggiore. "Visto quanto ha raccontato in aula, non è possibile non contestare l'aggravante della crudeltà al ragazzo. La perizia? C'è, a mio giudizio, una versione dei fatti nuova e quindi il Gip vuole vederci chiaro fino in fondo".

Il Pm Julia Maggiore aveva chiesto 15 anni per il delitto di Katia.   E’ questa la pena che rischiava Piter Polverini, il 25enne accusato dell’omicidio di Katia Dell’Omarino, in carcere dal 16 settembre scorso. L'accusa è dunque partita da una base di 22 anni e mezzo (uno e mezzo per l'aggravante della minorata difesa), su cui ha calcolato lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Sentenza del Gip Piergiorgio Ponticelli nel primo pomeriggio.

Il giovane ha parlato in aula per oltre un'ora, raccontando per la prima volta il suo delitto. Dopo che avevamo fatto sesso, ha spiegato, lei mi ha chiesto più dei 10 euro che avevamo pattuito. Allora l'ho colpita ripetutamente con il martello.

Così dopo 183 giorni di detenzione, il venticinquenne di San Giustino dovrà aspettare per conoscere il suo destino per il delitto dell’estate 2016, con il corpo senza vita ritrovato al mattino da un passante vicino al greto del torrente Afra, all’altezza del ponte «San Francesco».

 All’udienza ha assistito il padre del giovane, Bruno e, per ciò che riguarda i parenti della vittima, la signora Marcella, moglie di Paolo Dell’Omarino e cognata di Katia. 

Piter si è sottoposto all’interrogatorio, ha parlato per oltre un'ora; è seguita la discussione, aperta dal pm Julia Maggiore, quindi gli interventi dell’avvocato di parte civile, Anna Boncompagni e dei due della difesa, Piero Melani Graverini e Mario Cherubini. Poi il giudice Piergiorgio Ponticelli si è ritirato per uscirne non con la sentenza ma con il colpo di scena.

Nell'entrare in aula il giovane ha salutato con un cenno i familiari e ha regalato un sorriso al cagnolino: era stato lui stesso a chiedere di vederlo, lo ha incrociato nel corridoio che precede l'aula.