Arezzo, 6 dicembre 2017 - Le consulenze di Banca Etruria esplodono all’improvviso fra il 2013 e il 2014, mentre si succedono gli ultimi due Cda e prima che la banca finisca commissariata. A tal proposito, l’informativa che la Guardia di Finanza invia al pool dei Pm aretini protagonista anche di quest’ultimo filone (l’ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta, ma per ora almeno non ci sono indagati) è chiara, quasi plastica. Ancora nel 2012 Bpel spende in consulenze «solo» 500 mila euro.

Che diventano 13 milioni nei due anni successivi, con un aumento quindi pari a 26 volte. Non è la causa principale del dissesto in una banca che ha 2,7 miliardi di sofferenze, ma i numeri fanno lo stesso impressione. Secondo i conti della Finanza, 5 milioni se ne vanno in spese per gli advisor: Kpmg, Lazard e Rothschild. Il resto, invece, finisce in una ridda di voci che vanno dalle consulenze legali (sempre più pesanti in un momento in cui Bpel tratta la fusione poi fallita con Vicenza, la liquidazione del Dg Luca Bronchi e altre questioni che richiedono pareri professionali costosi) a quelle pubblicitarie. In tal senso viene messo in evidenza il contratto con Mosaico, la società degli Zamorani che aveva ed ha ancora la gestione del Bookshop e degli affreschi di Piero a San Francesco.

A giudizio del nucleo di polizia tributaria che ha condotto le indagini, tutte le consulenze meritano un ulteriore approfondimento per capire se ce ne siano di false o gonfiate, ma ce ne sarebbero due particolarmente sospette, vuote o quasi di contenuti. Si chiariscono intanto alcuni aspetti relativi al rinnovo del credito per Pierino Isoldi, concesso nel 2009 e ristrutturato successivamente. Anche quello era finito nel mirino della Finanza, ma i Pm ritengono che non sia contestabile il danno di 12 milioni ipotizzato: Un rinnovo non è bancarotta se non comporta nuovi esborsi di denaro in favore del debitore.

E’ una prassi costante nelle indagini per bancarotta fin dai tempi del Banco Ambrosiano. La banca si astenne sul concordato perchè votare contro avrebbe comportato la perdita del diritto di prelazione su un immobile in garanzia.

Ma nel caso Etruria non ci sono solo bancarotte e consulenze. Resta caldissimo, ad esempio, il tema del ruolo della vigilanza e dei rapporti fra Consob e Bankitalia. A tal proposito, nella parte di audizione davanti alla commissione banche ancora secretata, il procuratore Roberto Rossi ha sottilineato le discrasie fra la lettera del governatore Ignazio Visco del 3 dicembre 2013, quella fondamentale in cui si impone al Cda l’aggregazione con un istituto di «adeguato standing», più ampia, e la comunicazione che ne fu data a Consob da via Nazionale il 6 dicembre, tre giorni dopo, assai più stringata.

La Nazione è in grado di confrontare i due documenti. La differenza di fondo sta nella prima parte della lettera del governatore, molto più analitica nell’analizzare le responsabilità dei vertici aziendali e quelle dell’esecutivo, ossia la struttura guidata dal direttore generale, sottolineando il fallimento del piano strategico. Ma nella parte prescrittiva, cioè le misure da prendere per rimediare, le due carte sono sostanzialmente identiche.

Manca nella comunicazione a Consob solo un passaggio sulla campionatura delle quote di sofferenza, «superiore all’80 per cento». C’è però il punto fondamentale: «Nel ritenere che la banca non sia più in grado di percorrere in via autonoma la via del risanamento», Bankitalia intima «l’integrazione in un gruppo di adeguato standing». Pur senza la frase su Bpel «condizionata in modo irreversibile», ce n’era abbastanza, probabilmente, perchè suonasse la sveglia, anche sulle subordinate. Ma nessuno si svegliò.