Arezzo, 29 marzo 2017 - Chimet sta per presentare il progetto di ampliamento degli impianti, inizia così l'iter burocratico, un'operazione che sarà sviluppata nei prossimi 5 anni e che prevede 35 milioni di investimento e la creazione di 55 nuovi posti di lavoro fra propri e indotto.

E' stata la stessa società a diramare la notizia, nel progetto si prevede l'aumento quantitativo dei rifiuti da trattare e le conseguenti modifiche all'impianto sulle quali sta lavorando un pool di 40 esperti. La conseguenza sarà la creazione di nuovi posti di lavoro e l'introduzione di nuove tecnologie, le più avanzate presenti sul mercato. Il budget di investimento è di 35 milioni di euro con oneri previdenziali pagati allo Stato e agli enti locali per oltre 5 milioni di euro annui. Chimet ha già ottenuto l'autorizzazione integrata ambientale Aia e adesso si accinge ad affrontare la Via, valutazione di impatto ambientale, nell'intervento sono previste ricadute positive dal punto di vista occupazionale e paesaggistico, nonché del risparmio energetico, opere di mitigazione e di compensazione a favore della comunità e dell’ambiente, fra cui la piantumazione di nuove aree verdi, l’installazione di barriere anti-rumore e progetto di fattibilità di teleriscaldamento.

Il progetto prevede due aspetti, quello più immediato, l’aumento degli stoccaggi che passerebbe da 335 a 1.000 tonnellate, che non comporterà nessun tipo di intervento tecnico in quanto compatibile con le attuali potenzialità degli impianti già autorizzati. «La quantità di rifiuti ammessi al trattamento, in questa fase, - spiega l'azienda - avrebbe un incremento da 12.500 a 17.000 tonnellate, con un tetto massimo, auto-impostosi da Chimet nella istanza di VIA, di sole 8.000 tonnellate annue nel settore della termo-distruzione. Il resto verrà trattato nel settore recupero metalli preziosi. Di pari passo è richiesto anche l’aumento del monte ore lavorative in alcuni settori destinati al recupero di metalli preziosi».

Il secondo aspetto concerne la realizzazione del progetto definitivo, nell’arco di 5 anni dall’approvazione, un periodo che servirà per interventi impiantistici nei settori destinati al recupero di metalli preziosi e per alcune opere edilizie.

«E’ la domanda in forte aumento di recupero di metalli preziosi dai catalizzatori esausti e dalle marmitte catalitiche che ha prodotto la necessità di una ristrutturazione industriale dei settori dedicati a questa attività - recita la nota stampa. Una volta a regime, Chimet potrà trattare al massimo 24.000 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Anche all’esito di questa seconda fase è prevista la limitazione di 8.000 tonnellate di rifiuti annui alla termodistruzione».

In arrivo anche un cogeneratore per produrre energia elettrica con il metano che oltre a generare energia elettrica per uso interno, produrrà anche acqua e vapore che verranno interamente recuperati, anche per una successiva ipotesi di fornitura di acqua calda a beneficio di circa 300 famiglie di Badia al Pino.

«Lo Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) che accompagna la richiesta di V.I.A. evidenzia l’assenza di impatti critici degli interventi previsti. Il S.I.A. ha affrontato con rigore, attraverso metodi di indagine innovativi, gli aspetti non solo ambientali, ma anche, e soprattutto, sanitari e socio-economici», spiega l'azienda. Fanno da contorno interventi di miglioramento architettonico-paesaggistico, «nonché l’eliminazione di qualsiasi tipo di scarico di acque reflue civili ed industriali all’esterno dello stabilimento, dopo che quelle piovane sono già del tutto recuperate».

«L’azienda - conclude la nota - onde garantire la massima trasparenza e la massima partecipazione dei cittadini al procedimento, ha chiesto all'autorità competente che, all’interno della procedura di Via, venga indetta un'inchiesta pubblica. Nelle prossime settimane, poi, presso la fabbrica verrà organizzata una giornata nella quale, oltre a dare la possibilità a chiunque di visitare lo stabilimento, verrà presentato pubblicamente il progetto».