Arezzo, 13 settembre 2017- L’ATTESA è finita, le indiscrezioni anche. Stamani si torna in aula per il mistero di Martina, la studentessa genovese volata giù dal sesto piano di un grande albergo di Palma di Maiorca alla sette di mattina del 3 agosto 2011. Le carte, stavolta, quelle sulle quali si giocherà la sorte di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due ragazzi di Castiglion Fibocchi accusati di averne provocato la morte mentre tentava di sfuggire a uno stupro, sono tutte sul tavolo del Gup Piergiorgio Ponticelli: le trascrizioni delle intercettazioni, telefoniche e ambientali, e anche la traduzione della quarta rogatoria spagnola, quella con la testimonianza della cameriera dell’hotel («L’ho vista cadere, si è suicidata») e del poliziotto maiorchino che sembra contraddire, almeno in parte, la verità dei due giovani.

Il giudice invece ha affidato all’avvocato difensore di Albertoni, Tiberio Baroni, il compito di volgere dallo spagnolo in italiano le carte giudiziarie da lui acquisite al tribunale di Palma e sulle quali si basa la sua preannunciata eccezione preliminare di ne bis in idem internazionale. Non si spaventi nessuno per il latinorum: vuol dire semplicemente che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato. E secondo Baroni, appunto, Alessandro e Luca sono già stati sottoposti a procedimento giudiziario (e archiviati) dalla magistratura delle Baleari.

SARÀ FORMALIZZATA oggi l’eccezione che finora il difensore ha solo annunciato? Così fosse, il procuratore capo Roberto Rossi, che sostiene di persona l’accusa, e la parte civile, gli avvocati Luca Fanfani e Stefano Savi per conto dei genitori di Martina, hanno già pronta la loro trincea. Perchè ci sia sia un caso di ne bis in idem occorre, secondo le convenzioni internazionali, che ci sia un giudicato, come si dice in gergo, che cioè ci sia una sentenza che chiude il caso. Serve anche che ci sia stato un processo nel contraddittorio delle parti, in cui gli imputati hanno avuto modo di difendersi dalle accuse.

Niente di questo pare esserci nella situazione in questione: Albertoni, lo studente e campione di motocross, e Vanneschi, il piccolo imprenditore, sono stati sentiti come semplici testimoni, non sembra dunque che ci sia stata un’accusa a loro carico. E poi, anche secondo secondo le convenzioni internazionali, un’archiviazione, ammesso che di questo si tratti, non è una sentenza, anzi è una chiusura sempre temporanea dell’inchiesta che può essere riaperta alla luce di fatti nuovi. Quelli che Pm e parte civile sono convinti di aver trovato. E’ questo lo stato dell’arte o Baroni ha qualche asso nella manica, qualche carta che è sfuggita all’attenzione? Nel caso, è il momento di tirarla fuori: esaurita la fase delle eccezioni preliminari, diventerebbe tutto più difficile.

STAMANI in aula, a disposizione di Gup, procura e avvocati, ci saranno Daniela Bordet, il perito che ha trascritto le intercettazioni, e il traduttore dallo spagnolo della rogatoria. Se ci sono dubbi o chiarimenti da chiedere sul loro lavoro, stanno lì apposta. A prima vista, le trascrizioni non hanno portato quelle certezze che pure qualcuno si aspettava alla vigilia. In particolare sul colloquio più delicato, quello videoripreso (e ascoltato) tra i due ragazzi negli uffici della procura di Genova, mentre aspettano di essere sentiti, all’epoca ancora come testi, il 7 febbraio 2012. Il perito ha ridimensionato la ricostruzione di Chi l’ha visto? nella quale le frasi fra i due avevano un senso quantomeno ambiguo. Ed è un punto a favore della difesa (c’è anche l’avvocato Stefano Buricchi per Vanneschi). Ma restano i riferimenti alla violenza sessuale: «Non ci sono tracce», si dicono Luca e Alessandro. E’ dunque il momento di entrare nel cuore del giallo. Da qui al 4 ottobre, quando il Gup dovrà decidere se mandare i ragazzi a processo.