Arezzo, 13 settembre 2017 - Sorpresa: Alessandro e Luca, i due ragazzi di Castiglion Fibocchi accusati di aver provocato la morte di Martina mentre tentava di sfuggire a una loro violenza sessuale, sono stati ascoltati due volte quando parlavano fra loro, nella sala d'attesa degli uffici della procura di Genova, mentre aspettavano di essere sentiti, ancora come testimoni e non indagati, il 7 febbraio 2012. Non c'è infatti solo il sonoro della cimice piazzata nella stanza, ma anche quello della telecamera (con microfono) che li riprendeva.

Sollecitata dalla difesa (l'avvocato Tiberto Baroni per Albertoni, cui si è associato anche Stefano Buricchi per Vanneschi, il perito Daniela Bordet che ha trascritto le intercettazioni depositate ai primi di agosto, ha spiegato di essersi basata solo sul sonoro della cimice. Baroni e Buricchi, allora, hanno chiesto che l'audio della cimice venga integrato con quello della telecamera. Gli altri, cioè la parte civile e il procuratore capo Roberto Rossi, non si sono opposti e il Gup Piergiorgio Ponticelli ha disposto questa ulteriore verifica probatoria.

In sostanza, Daniela Bordet dovrà riascoltare il sonoro della telecamera per capire se in alcuni punti della conversazione fra Luca e Alessandro sia possibile completare il senso delle frasi che restano incomprensibili o magari cambiare il significato delle frasi per come risultano dall'audio della cimice. Il Gup ha dato tempo al perito solo fino alla prossima udienza, il 22 settembre. Le trascrizioni verranno depositate direttamente in aula.

La difesa (sempre Baroni seguito da Buricchi) ha anche chiesto che vengano trascritte altre telefonate intercettate oltre a quelle per le quali aveva fatto istanza la procura e che costituiscono il cuore della perizia Bordet. Sono un paio di chiamate dell'amica che era con Martina in vacanza a Palma di Maiorca e che poi aveva simpatizzato con il gruppo dei ragazzi castiglionesi di cui facevano parte Albertoni e Vanneschi.

La prima telefonata avviene fra Isabella C., che era in vacanza con Martina a Palma quando la ragazza volò giù dal sesto piano di un grande albergo, il 3 agosto 2011, e un'amica il 30 dicembre 2011. Isabella dice che sarebbe tutto più facile se ci si convincesse che Martina ha fatto tutto di sua volontà. Nella seconda, del 20 gennaio 2012, ancora Isabella parla di supporto psicologico e spiega che alla studentessa genovese avrebbe fatto bene ricorrere a uno psicologo.

L'avvocato Baroni invece non ha ancora sollevato l'eccezione del ne bis in idem internazionale, del principio giuridico cioè secondo il quale nessuno può essere processato due volte per lo stesso reato. E in questo caso c'è un'archiviazione del tribunale di Palma di Maiorca nel quale il caso viene chiuso come suicidio. Ma, sono pronti a replicare Rossi e la parte civile, un'archiviazione non è una sentenza e non vale come precedente. I due ragazzi in Spagna non sono mai stati indagati.

Come sempre, in aula c'erano i genitori di Martina, Bruno Rossi con la moglie, parti civili con gli avvocati Luca Fanfani e Stefano Savi. All'uscita non hanno commentato l'udienza odierna. "Sono le procedure di legge", si è limitato a dire il signor Bruno, ex sindacalista dei portuali genovesi in pensione, come a dire che per arrivare a processo, se ci si arriverà, serve anche questo. Ponticelli ha confermato l'udienza del 4 ottobre come quella della discussione: requisitoria del Pm Rossi, che certamente chiederà il rinvio a giudizio, arringhe degli avvocati (che altrettanto di sicuro chiederanno il non luogo a procedere) e decisione del giudice. Si farà il processo oppure no?