Arezzo, 31 dicembre 2017 - Una città attonita ha accolto la notizia, pubblicata ieri da La Nazione, della spy story nell’azienda che più rappresenta Sansepolcro nel mondo: Aboca. Ed è proprio dal leader mondiale delle piante officinali che arriva nero su bianco con una nota ufficiale, la puntuale conferma delle nostre anticipazioni. Ma siamo in grado oggi di svelarvi sia i nomi che nuovi particolari di questa incredibile vicenda che si snoda soprattutto attraverso una triangolazione inedita e singolare tra Sansepolcro, la Valdichiana e l’Ungheria.

Era appunto nell’azienda del gruppo in Valdichiana che uno dei tre dirigenti sospesi, Mario Prosperi, conosciutissimo anche perché balestriere, (lui, peraltro, si è già dimesso) aveva piena autonomia grazie alla fiducia che in lui riponevano Valentino Mercati e i figli. E’ lo stesso patron a ricordarlo: «Si tratta di una persona che era con me da più di trent’anni, si può dire che avevamo cominciato insieme, ma la storia della Valdichiana ha compromesso tutto». In pratica la gestione autonoma avrebbe consentito di triangolare acquisti e vendite con una società ungherese ottenendo lucrosi vantaggi a fini personali.

L’inghippo è venuto fuori durante i controlli interni di difformità che hanno rivelato incongruenze importanti e hanno dato il via a ulteriori accertamenti culminati nell’individuazione dei tre dipendenti. Oltre a Prosperi (di San Secondo nel comune di Città di Castellio), anche la figlia Marta e l’agronomo Sergio Fulceri, originario di Pisa anche se residente a Sansepolcro.

Un altro passaggio chiave è avvenuto a Venezia quando il figlio di Mercati ha sorpreso la figlia di Prosperi in un albergo di lusso di Venezia. La conferma arriva da Valentino: «E’ accaduto proprio così, il soggiorno era messo in conto all’azienda e da lì abbiamo scoperto un uso improprio a fini personali della carta di credito aziendale, per una cifra di svariate migliaia di euro». Insomma, a giudizio del fondatore di Aboca e della famiglia era giunto il momento di scoprire le carte.

Con un colpo di scena finale: l’annuncio di ciò che era accaduto è stato dato nel corso della festa degli auguri di Natale, «davanti a cinquecento dipendenti» spiega il patron. In quella sede Valentino Mercati ha parlato «di un anno difficile per Aboca», non per ragioni economiche visto che il gruppo è in progressiva espansione. «Ma perché abbiamo verificato che al nostro interno ci sono dipendenti infedeli».

Ed è andato oltre, facendo nome e cognome dei tre dirigenti alle maestranze allibite. «Ho visto le nostre donne che si sono messe a piangere, non ci volevano credere ma era purtroppo la triste realtà».

Oltre all'ammanco, nell’ordine di ottocentomila euro («Il grosso - aggiunge il fondatore - negli ultimi tre anni») c’è poi la vicenda scottante dello spionaggio industriale, consistente nella vendita di genotipi selezionati da decenni e di possesso esclusivo, materiale vegetativo protetto, non brevettato ma unico al mondo, almeno fino a quando non è stato messo di nascosto in commercio. Il materiale raccolto sulla vicenda non è ancora finito sul tavolo dei carabinieri e della procura, «la pratica - dice Mercati - è in mano ai nostri avvocati che presenteranno la denuncia nei primi giorni del nuovo anno, vogliamo naturalmente andare avanti fino in fondo».