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Eutelia, la commissaria replica al dossier anonimo dei veleni "Il vero malloppo di San Marino lo abbiamo trovato noi"

Un altro conto segreto alimentato da controllata inglese

Bonifici per un milione di euro e maxi-prelievo di una dei Landi. Rispondono anche i magistrati, dal Pm Roberto Rossi al giudice Cosmo Crolla. Giallo delle perizie sull'azienda, Daniela Saitta spiega

 

Presidio lavoratori Eutelia davanti la Prefettura
Presidio lavoratori Eutelia davanti la Prefettura
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Arezzo, 22 marzo 2013 - Il vero malloppo lo abbiamo trovato noi commissari. Daniela Saitta, una dei tre commissari di Eutelia replica al dossier dei veleni di Eutelia che, rigorosamente anonimo, gira da giorni su Internet, con una fantomatica firma dipendenti di Eutelia.

In  sostanza, spiega la dottoressa Saitta, a San Marino, al contrario di quanto scritto nel dossier, i commissari ci sono andati per scoprire un conto segreto alimentato dai bonifici di una controllata di Eutelia ai tempi della gestione Landi, la società C3, di diritto inglese. Che dalla Gran Bretagna ha alimentato il conto con fondi per circa un milione di euro. Uno dei prelievi, 350 mila euro, è stata effettuato da Eva Landi.

A portare i commissari sulle tracce del conto è stata la mail, indirizzata sotto falso nome, da uno che si dichiara dipendente di Eutelia. Daniela Saitta, in un comunicato indirizzato ai lavoratori, lancia un'operazione trasparenza anche sui suoi redditi personali (900 mila euro nel 2011 contro 800 mila del 2010, l'anno in cui assunse l'incarico). Per la sua opera, la commissaria spiega di aver percepito 97 mila euro, mentre altri 107 mila euro a titolo di liquidazione le devono ancora essere accreditati.

La professionista annuncia querela per diffamazione e lamenta di essere rimasta vittima di un'operazione di spionaggio che è stato anche un lavoro di taglia e cuci. L'anonimo, o gli anonimi, sono entrati indebitamente nella sua posta elettronica e nel suo cellulare. Cambiando poi date e frasi per dare alla documentazione un significato diverso, dice lei, da quello che avevano originariamente.

Quanto alla perizia che in un primo momento aveva valutato Eutelia 200 milioni di euro poi ridotti a 58 in un secondo momento e a 22 da un'altra perizia, Daniela Saitta dice che le prime erano stime irrealistiche, che sopravvalutavano il patrimonio di fibre ottiche. Un'azienda, spiega, vale per il reddito che produce ed Eutelia produceva solo debiti, tanto che non la voleva nessuno, almeno in principio.

Rispondono anche i magistrati chiamati in causa dal dossier dei veleni. Il Pm Roberto Rossi, che chiese e ottenne da tribunale la dichiarazione di insolvenza, e il giudice Cosmo Crolla, delegato a seguire il caso, ricordano che nel caso di amministrazione controllata, i commissari vengono nominati direttamente dal ministero dell'industria che vigila su di loro. Il ruolo del tribunale è accessorio. L'insolvenza, dice Rossi, è stata causata dalle gravissime e dolose distrazioni. Quelle che hanno portato al processo per bancarotta nel quale, dopo i molti patteggiamenti della famiglia, il principale imputato resta Samuele Landi, ex uomo forte di Eutelia.

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