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Agostinelli vescovo a Prato: nuova nomina importante per il sacerdote aretino dopo quella di Grosseto

Parroco a Piazza Giotto e poi vicario: la sua lettera

La nomina era nell'aria ma ora è ufficiale. Don Franco Agostinelli è il nuovo Vescovo di Prato: il sacerdote aretino lascerà Grosseto. Un passato da parroco in piazza Giotto e poi da vicario nella diocesi aretina

Il vescovo Agostinelli
Il vescovo Agostinelli

Arezzo, 29 settembre 2012 - Don Franco è Vescovo a Prato. In tutta la zona Giotto, quella parte di città nella quale è ancora ricordato come indimenticabile parroco, la notizia sta circolando così. All'interno della chiesa no: è l'annuncio più solenne della nomina di monsignor Franco Agostinelli alla guida della nuova Diocesi.

L'annuncio è stato dato questa mattina alle 12 nel palazzo vescovile da monsignor Gastone Simoni. Per dieci anni Vescovo a Grosseto, mons. Agostinelli è il terzo vescovo residenziale di Prato e il 24° da quando la diocesi di Prato è stata istituita nel 1653. Don Franco oltre alla guida della parrocchia di piazza Giotto era stato anche vicario episcopale della Diocesi aretina, nominato da monsignor Giovanni D'Ascenzi.

Il suo predecessorelascia il mandato episcopale per raggiunti limiti di età. Lo scorso 9 aprile infatti al compimento del 75° anno di età, come prevede il diritto canonico, aveva rassegnato le sue dimissioni da ordinario diocesano a Papa Benedetto XVI. 

E stamani il nuovo Vescovo ha spedito una lettera ai pratesi. Il primo messaggio del vescovo eletto alla città. Ancora da stabilire le date dell’ingresso del nuovo vescovo

La lettera ripercorre in pratica tutto l'impegno pastorale di Agostinelli. Eccone il testo.

Carissimi,
oggi la Chiesa pratese accoglie l’annuncio del Santo Padre, che m’invia a voi come Pastore. Vi confesso che di fronte a questa notizia la mia prima reazione è stata quella di pormi dinnanzi al tabernacolo, senza dire niente, frastornato, confuso, forse perplesso. Ho deciso però di mettermi nella Sue mani ed accogliere la Sua volontà: «sulla Tua Parola», come è scritto nel motto programmatico del mio ministero episcopale.
 
Ho ringraziato il Signore, perché continua ad avere fiducia in me e perché è Lui che guida la Chiesa e conduce la storia personale di ognuno di noi. Mi sono fatto prete per servire la Chiesa, sempre pronto ad andare dove il Signore vuole, nella certezza che questo è il meglio per la Chiesa e per me.

Lascio la Diocesi di Grosseto, dove ho servito la Chiesa per quasi undici anni, portandomi dietro tanti bei ricordi di sacerdoti e laici con cui ho camminato, costruito, progettato, sognato forse, una Chiesa dal volto bello, capace di annunciare il Vangelo.

Con grande ottimismo e serenità mi accingo ora a raggiungere la Chiesa pratese, che conosco ricca di risorse umane e spirituali, capace di intraprendenza e creatività pastorale, con una storia secolare percorsa dalla santità di tanti suoi figli che hanno resa feconda questa terra. Sono consapevole di accingermi a raccogliere una impegnativa eredità che mi viene consegnata dal fratello Vescovo Gastone.
 
Il suo zelo, la sua competenza, il suo animo di pastore buono e fedele, se da una parte mi carica di qualche preoccupazione nel raccogliere un’eredità così impegnativa, dall’altra mi rinfranca e mi è di sprone a continuare per quella via già tracciata, dove mi inserisco per percorrerla con fiducia e generosità.

Vorrei fin d’ora assicurare a tutti il mio ricordo nella preghiera e chiedere anche il vostro. So che nella bocca del Vescovo, l’affermazione «prego per voi» può apparire scontata, ma siccome è vera, non ho reticenze a dirla. Nella preghiera, un Altro, che ci precede e ci ha amato per primo, ci rende capaci di una stima reciproca, che resiste ad ogni prova, anche ai difetti e ai limiti 

Per questo posso dire, al di là di ogni retorica, che vi voglio bene e so che anche voi me ne vorrete. Lo Spirito che conduce la Chiesa ha deciso che le nostre strade s’incrociassero. Scopriremo passo dopo passo quale disegno racchiude questa mossa inattesa del Paraclito. Una cosa però è certa: lo Spirito ci ha fatto incontrare per vivere di Gesù che è morto e risorto per noi. Egli è la nostra vita, la nostra verità, la nostra pace. Egli è tutto per noi, come lo fu per tutti coloro che l’incontrarono e lo seguirono, compresi quanti hanno portato la fede nella nostra terra e l’hanno comunicata ai figli per generazioni e generazioni. Insieme continueremo ad amarlo, a conoscerlo e seguirlo.

L’Anno della Fede, che ci accingiamo a vivere con tutta la Chiesa universale, sarà dono prezioso anche per la nostra Chiesa, per comprendere ancor di più che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Deus Caritas est, n.1). Insieme faremo nostre le indicazioni del Santo Padre perché questo anno non sia una semplice commemorazione, ma una opportunità per vivere e dire la fede a tutte le persone che incontreremo.

È tempo di uscire dal tempio, incontrare la gente là dove vive e opera e annunziare Cristo. È necessario smuoverci e uscire dalla riserva dell’autocompiacimento. La preoccupazione di conservare il «privilegio» può farci correre il rischio di dimenticare che il criterio di ogni gesto del cristiano rimane l’ampiezza del cuore di Dio. Il «restare a casa», compiacendoci nella bellezza, a tratti sontuosa, delle nostre liturgie, può darci l’illusione di essere «vicini», mentre, senza accorgercene, potremo aver perduto, forse definitivamente, chi ci era stato affidato come fratello.
 
In particolare, vorremmo continuare a vivere il nostro impegno di prossimità con i numerosi immigrati che sono a Prato, facendoci loro compagni di viaggio, con discrezione e senza pretese, nel loro cammino di integrazione e proponendo loro, se lo vorranno, ciò che abbiamo di più preziosi, il Vangelo di Gesù.

Viviamo allora la nostra Fede; la grazia che per Cristo sovrabbonda sul peccato la renderà affascinante agli occhi e al cuore di tutti gli uomini liberi, soprattutto dei giovani che si portano nel cuore il sogno di un mondo bello, libero, pulito e vero.

Cari figli, fratelli e sorelle della Chiesa pratese, vengo a voi con l’animo predisposto ad una gioia consapevole, per essere con voi e per voi segno di comunione, come padre che si mette in ascolto e insieme con la propria famiglia cammina, lotta, fatica e gioisce. Vengo sorretto e spinto da una passione che vorrei condividere con voi, la passione per la Chiesa, che ha il volto caro di una madre, magari solcato da qualche ruga, ma che resta sempre il volto di una madre amata.

Il mio arrivo tra voi s’inserisce tra due grandi eventi che la Chiesa pratese celebra con particolare partecipazione: la festa della natività della Vergine, l’8 settembre, venerata a Prato con il titolo di Madonna della Sacra Cintola, segno di una unanime devozione del popolo pratese che a Lei si affida e in Lei confida. E l’altro evento, la festa di Santo Stefano Protomartire,  a cui è dedicata la nostra Chiesa Cattedrale e che insieme celebreremo.

In attesa di iniziare il nostro comune cammino, vorrei raggiungervi tutti con i miei saluti, i sacerdoti
innanzi tutto, la vera la famiglia del Vescovo; i diaconi, i seminaristi; i religiosi e le religiose che con il dono del loro carisma costruiscono la Chiesa; i laici, di cui conosco la preparazione e la competenza, impegnati nei vari ambiti della pastorale, nelle associazioni laicali e nel volontariato. Il mio saluto deferente alle Autorità civili, politiche, militari della Città e della Provincia di Prato, ai referenti del mondo della cultura, della politica, dell’economia. Un obiettivo condiviso può rendere solidale il nostro cammino ed è il bene comune, il progresso della società, l’attenzione ai più deboli,
la difesa dei valori perenni che determinano e rendono possibile un futuro diverso.
 
Saluto i giovani a cui vorrei essere vicino nella loro ricerca di ciò che resiste all’usura del tempo e che conta
davvero. Saluto le famiglie, specialmente quelle che in questo momento si trovassero a vivere un tempo difficile, per assicurare loro la mia vicinanza, la mia comprensione, la mia solidarietà. Voglio essere vicino a tutti i lavoratori, in questo tempo di preoccupazione per il posto di lavoro da difendere o da trovare. La mia solidarietà e il mio saluto anche agli imprenditori, che sappiamo alle prese anche loro con tempi non facili; auguro loro che non venga meno l’impegno per la salvaguardia e la rinascita del lavoro nel nostro territorio.

A tutti un saluto fraterno e un arrivederci a presto
.
 

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