Aver superato la crisi della neve ci rende consapevoli che possiamo farcela anche sul fronte dell'economia. Ma occorre lottare insieme, pubblico e privati
E’ stata una settimana pesante, ma forse ne usciamo tutti più forti. Diciamoci la verità: il complesso della neve non lo avevano solo sindaci e assessori, che un anno fa avevano rimediato una figuraccia epocale, ma l’incubo era un po’ di tutti. Coi soliti luoghi comuni che per una volta avevamo applicato a noi stessi: gli italiani (quindi anche gli aretini) non sanno affrontare l’emergenza freddo, è roba da popoli nordici, noi abbiamo la fantasia non l’organizzazione per combattere il gelo. Tutto sbagliato alla prova dei fatti.
Perchè dinanzi al generale Inverno di Tolstoj che faceva sentire imperiosamente il suo potere, ci siamo tutti insieme rimboccati le maniche e abbiamo tirato fuori l’orgoglio. Il risultato sono una città e una provincia che hanno tremato di fronte al terremoto del grande freddo, ma che non sono venute giù, non si sono sbriciolate. Ci ha aiutato, diciamoci il vero, che la neve si sia alzata di notte, dandoci il tempo di organizzarsi. Vedasi quello che è successo a Roma, dove la bufera nell’ora di punta ha scatenato il solito caos. Ma noi, e anche i nostri amministratori, i compiti a casa li avevamo fatti, come è stato evidente.
L’ordinanza catene, che a suo tempo fu criticata da molti (noi compresi e ribadiamo che avrebbe potuto essere più precisa) ha evitato che i soliti sconsiderati mettessero in crisi il traffico. La decisione di tenere chiuse le scuole, presa quando ancora non era caduto un solo fiocco, ci ha risparmiato il movimento superfluo. Il piano neve che Palazzo Cavallo, la Provincia e gli altri Comuni si erano studiati dopo il 2010, ha messo in moto subito uomini e macchine. Pubblico e privati insieme hanno contribuito a rintuzzare la crisi.
Il che dovrebbe darci la consapevolezza che possiamo farcela anche con un’altra crisi, decisamente peggiore e più difficile da fronteggiare, come quella economica che è giunta al culmine. Ma chissà che non siamo al punto più basso, dal quale si può solo risalire. E’ vero che ci sono aziende come Eutelia, in piena emergenza (e i sacrifici saranno inevitabili, con qualsiasi gestione), ma ci sono anche imprese che ce la fanno, vedi la Ceg di cui parliamo a fianco, che invece apre stabilimenti e dà lavoro.
Nel pieno della tempesta neve ci è piombata addosso la sentenza dell’Aja, rispettabile ma anche discutibile. Poteva essere l’occasione di una svolta per le stragi naziste, anche in questa provincia martirizzata. Ha prevalso lo spirito di conservazione. Peccato.
di SALVATORE MANNINO