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I misteri di Eutelia La società che i Landi vendettero a se stessi pagando solo la prima rata

Due buchi neri da 30 milioni

Storia di Immopregnana: da Eunics a Finital per un solo milione versato, dentro i terreni dell'Expo

Eutelia: cinque gruppi in corsa
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Arezzo, 20 dicembre 2011 - Un'immobiliare comprata per sei milioni, venduta dopo poche settimane per 15, ma mai pagata, se non per la prima rata, dall'acquirente, che era poi la stessa famiglia Landi, azionista di maggioranza all'epoca di Eutelia. E' un altro dei misteri della bancarotta bis che vengono contestati nell'avviso di chiusura indagini del secondo filone notificato appena lunedì scorso dal Pm Roberto Rossi.

L'affare in sè è semplicissimo. Nel dicembre 2006 Eutelia acquista dalla multinazionale Bull la filiale italiana, per il prezzo simbolico di un euro. Bull vende anche la Immopregnana, che poi altro non è se non l'immobiliare nella cui disponibilità stanno i terreni della sede di Pregnana Milanese della filiale italiana. Immobili particolarmente appetibili perchè sono ricompresi nel Monopoli dell'Expo. Infatti nel giro di un mese Eunics, la consociata di Eutelia per il settore It, rivende la Immopregnana a un prezzo che è oltre il doppio di quello iniziale, quindici milioni. Acquista Finital, ossia Finanziaria Italiana, la cassaforte di famiglia dei Landi, dove stanno le partecipazioni di maggior pregio.

Peccato che venga pagata solo la prima rata di un milione. I restanti 14, che ora vengono considerati dal Pm Rossi come un'ipotesi di bancarotta fraudolenta, sono oggetto di una compensazione di bilancio quando Eunics viene riassorbita da Eutelia. Con una plusvalenza che la procura considera fittizia, Finital si ritrova padrona di Immopregnana senza sborsare neppure un centesimo in più.

Lo stesso accade, più o meno nello stesso periodo, fra il febbraio e il novembre 2007, per la One Italia Spa, società di elettronica con sede a Roma, di cui Eutelia cede le quote ad altre sigle: 12 Invest, Giacomin, Leonardo Srl e Karma Srl. In tutto è un affare da oltre 16 milioni, che però in via Calamandrei non porta un euro. Gli acquirenti infatti non pagheranno mai il corrispettivo, nè Eutelia li solleciterà a farlo.

In totale sono oltre 30 milioni spariti dai conti di Eutelia. Bancarotta per la quale adesso sono chiamati a rispondere gli amministratori dell'epoca: il presidente Angiolo Landi, il vicepresidente Raimondo, che è suo nipote, insieme ai fratelli Samuele ed Isacco, amministratori delegati. Cui si aggiungono altri consigieri di amministrazione fra cui Giuseppe Maranghi, fratello di Vincenzo, morto qualche anno fa, a suo tempo delfino di Enrico Cuccia e suo successore alla guida di Mediobanca.

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Se è vero quello che ha messo per iscritto il Pm Roberto Rossi nell’avviso di chiusura indagini, hanno continuato a distrarre soldi dai bilanci di Eutelia fin all’ultimo giorno prima della dichiarazione di insolvenza, nel maggio 2010, e anche oltre. Si veda una delle operazioni effettuate in dirittura d’arrivo, quando già i giudici stavano per decidere: la cessione di un credito di 760 mila euro vantato dal gruppo di via Calamandrei nei confronti di Euroinformatica alla società Gec General srl, guardacaso controllata da Elia Landi, figlio di Isacco e nipote di Samuele.

Ma è una goccia nel mare delle contestazioni (circa 70 milioni di crack) contenute nel secondo filone della bancarotta Eutelia, di cui in queste ore sono in corso le notifiche della conclusione inchiesta (l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio) e del quale si è parlato ieri nell’aula in cui si svolgeva l’ultima tranche dell’udienza preliminare in cui gran parte dei Landi (fa eccezione Samuele, l’ex amministratore delegato e uomo forte, ora in esilio a Dubai) chiedono di patteggiare.

Per ora non se ne parla. L’udienza di ieri è stata rinviata al 4 marzo e per allora il Pm Rossi dovrà valutare se ci sono i termini per rimanere nell’ambito dei 4 anni di pena e dei 10-15 milioni di risarcimento alla gestione commissariale di cui si era discusso fino ad adesso. Perchè se il primo filone era pesante (bancarotta da novanta milioni), Eutelia bis è altrettanto clamorosa. Sia per le cifre, sia per il livello dei personaggi coinvolti. Basterà dire che i Landi ci sono ancora una volta quasi al gran completo, tutti accusati di bancarotta fraudolenta (qualcuno anche di evasione fiscale): Angiolo, ultimo esponente della prima generazione e a lungo presidente, il nipote Raimondo, vicepresidente, i fratelli di questi Samuele, con la moglie Laura Gallorini, e Isacco.

C'è pure ma in una posizione in po’ più defilata di quanto paresse in principio, Leonardo Pizzichi, il commercialista senese che era diventato amministratore delegato quando i Landi avevano fatto un passo indietro, dopo l’estate 2008 della tempesta giudiziaria e finanziaria. Con lui il noto commercialista aretino Maurizio Bartolomei Corsi e altri personaggi che ruotavano intorno alla famiglia e ne amministravano la società satellite. Più le teste di legno messe alla guida di alcune aziende fantasma a Bergamo e Bridisi. In tutto gli indagati del filone bis sono ventidue i capi di imputazione loro addebitati ventuno. In essi si ricostruiscono, grazie al lavoro certosino svolto dalla Guardia di Finanza di Arezzo, operazioni spregiudicate verso consociate estere, truffe carosello, deposito dei fondi distratti nel paradiso fiscale di San Marino e giù giù fino alle storie più minute, come il noleggio di aerei ed elicotteri per andarsene al mare, la cessione fittizia di velivoli, auto di lusso acquistate e mai pagate.

Ma i capi più corposi sono quelli che riguardano le grandi distrazioni, quelle da dieci milioni di euro ed oltre. I Landi e i loro uomini, ad esempio, sono accusati di aver fatto sparire dai conti di Eutelia 14 milioni mai versati da Finital (finanziaria di famiglia) per la cessione delle quote di Eunics. E ancora: 16 milioni mai pagati dagli acquirenti per società vendute da via Calamandrei nel 2007.

Per non parlare di uno dei punti centrali del filone bis, già in parte venuto alla luce, i 12 milioni di una clamorosa frode Carosello: Eutelia acquista per 24 milioni e rotti traffico telefonico dalle società cartiere (cioè fittizie) Betkom di Brindisi e Spiky di Bergamo e lo rivende per 13 milioni alla controllata inglese C3Europe, che a sua volta cede alla Maraschino Srl che riporta tutto a casa base, ossia Betkom e Spiky. Un vorticoso giro di soldi e di sigle al termine del quale, secondo l’accusa, i 12 milioni finiscono in una banca di San Marino, nei conti di Landi & C.

Sono tutte operazioni, queste da decine di milioni, che non coinvolgono Pizzichi, il quale invece è implicato in altri capi minori (si fa per dire). Si veda la cessione del credito di 760 mila euro ad Elia Landi, controfirmata anche dal padre Isacco e dallo zio Raimondo. L’amministratore delegato senese deve rispondere pure della cessione di un aereo King Air dela flotta Eutelia alla società Air Wing (riconducibile ai Landi), che paga solo 4 rate e lascia un buoco di 760 mila euro. Cui vanno aggiunti altri 2 milioni e 121 mila euro sempre spariti in favore della Air Wing.

Pizzichi non c’entra invece con altre due operazioni gestite direttamente dalla famiglia con i collaboratori più stretti. Tre milioni e 560 mila euro vengono concessi come finanziamento alla sigla polacca Mobyland, che notoriamente non ha mezzi per restituirli. Samuele Landi, poi, si prepara l’esilio dorato in Dubai dirottando 450 mila euro del patrimonio Eutelia verso la Dubai Islamic Bank: 300 mila da un conto suo e della moglie, 150 mila da un altro intestato alla sola Laura Gallorini. E’ l’estate 2010, Eutelia è già stata dichiarata insolvente. Ma c’è almeno un Landi che continua a pompare quattrini dalla casa madre in bancarotta.

 

 

 

 

 

 

ll pm Roberto Rossi ha chiuso le indagini relative a un secondo filone di inchiesta su “Eutelia”, l’azienda specializzata in telecomunicazioni, attualmente commissariata e in fase di vendita. Ventidue gli avvisi di garanzia recapitati in queste ore tra gli altri a Raimondo, Angiolo, Isacco e Samuele Landi. Le indagini della Guardia di Finanza, andate avanti per oltre un anno, avrebbero portato alla luce un’ulteriore bancarotta fraudolenta per alcune decine di milioni di euro, una settantina secondo i primi calcoli necessariamente approssimativi, realizzata, secondo le conclusioni del pm Rossi, attraverso una serie di acquisti, cessioni, triangolazioni e mancati pagamenti con relative distrazioni di somme in denaro, elencate nelle ventidue pagine degli avvisi di garanzia.

Sono molti gli episodi ricostruiti nell'avviso di chiusura indagini firmato da Rossi, alcuni dei quali con risvolti destinati a fare discutere. Poco prima della dichiarazione d'insolvenza del maggio 2010, ad esempio, Leonardo Pizzichi, amministratore delegato, Raimondo e Isacco Landi autorizzarono il trasferimento di un credito di Eutelia da 760 mila euro a una società controllata da Elia Landi, il figlio di Isacco. E dopo l'insolvenza, nell'estate 2010, Samuele Landi e la moglie Laura Gallorini, pure lei indagata, riuscirono a dirottare in Dubai, dove presto si sarebbero trasferiti in dorato esilio, 450 mila euro riferibili al patrimonio Eutelia.

Ma i capitoli più corposi dal punto di vista dei soldi, sono altri. Ad esempio 12 milioni depositati in una banca di San Marino che aveva conti nella disponibilità degli indagati attraverso quella che la Finanza ricostruisce come una truffa carosello sul traffico telefonico. Oppure i 16 milioni per la cessione di una società effettuata senza chiedere il pagamento.

L’accusa di Eutelia bis è la stessa che ha caratterizzato la prima inchiesta, sempre a firma del pm Roberto Rossi che portò alla scoperta di una serie di triangolazioni all’estero e di distrazioni di denaro tali da generare una bancarotta da circa novanta milioni di euro.

L’inchiesta ha portato a una serie di patteggiamenti per i personaggi minori rimasti coinvolti mentre Samuele Landi ha scelto di andare a processo. Gli altri Landi chiedono il patteggiamento ma l’udienza di stamani è slittata al 4 marzo

Eutelia intanto è tornata in aula (quella del Gip Anna Maria Lo Prete) per i patteggiamenti dei Landi, ma è stata un'udienza interlocutoria subito rinviata perchè erano in corso le notifiche della chiusura indagini del secondo filone.

Nel giudizio abbreviato che potrebbe concretizzarsi a marzo, ci sono già delle ipotesi di pena (intorno ai quattro anni) e di risarcimento (fra i dieci e i quindici milioni che andrebbero all'attuale gestione commissariale di Eutelia). Ma la procura potrebbe chiedere di adeguare le cifre per ricomprendervi anche il secondo filone,

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