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I treni dello sviluppo
Le aziende che tirano la volata

Energia, meccanica di qualità ed elettronica: fatturati in crescita e assunzioni, ma anche oro e abbigliamento hanno gioiellini

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L'interno di una fabbrica (Ap/Lapresse)
L'interno di una fabbrica (Ap/Lapresse)

Arezzo, 3 settembre 2010 - Non c’è solo la Power One (ex Magnetek) che in pieno agosto fa riunire in seduta straordinaria il consiglio comunale di Terranuova, ottiene di triplicare gli spazi e annuncia l’assunzione di 500 persone a medio termine, quanto l’UnoAerre con tutto l’indotto. E’ un miracolo, d’accordo, quello dell’azienda valdarnese che si appresta a diventare la prima della Provincia per numero di addetti, ma non è il solo. Perchè nel momento in cui sull’economia aretina soffia la brezza leggerissima della ripresina ina-ina (più 1,5 per cento nei primi mesi dell’anno, quasi un soffio) che non la fa neppure a garantire la stabilità dell’occupazione, ci sono anche quelli che ce la fanno. Aziende d’eccellenza che dimostrano la vitalità di un tessuto produttivo fatto non solo dei soliti nomi, ma anche di nuovi protagonisti, di gente che ha saputo rischiare, innovare, investire.

 

E ora raccoglie i risultati. Nella meccanica di qualità come nell’elettronica o nell’energia, settori ad alto tasso di innovazione, nell’orafo-argentiero come nell’abbigliamento, che sono invece due tradizionali punti di forza del sistema Arezzo. Sono loro la locomotiva cui è affidato il treno della crescita del Pil locale. Tentiamo una panoramica. Senza pretese di completezza. A Bibbiena, ad esempio, c’è una ditta che per numero di dipendenti è ancora di medie dimensioni, ma che corre come un Tgv. E’ la Borri Spa di Soci, un centinaio di addetti, molti ad elevata qualificazione, trentacinque milioni di fatturato. La specializzazione sono i gruppi di continuità e gli inverter, l’offerta è rivolta anche aipaesi del petrolio, perchè si tratta di macchinari che servono per i pozzi di trivellazione. La società ha appena vinto a Londra una causa per il marchio con la Beg, ditta costituita da un gruppo di dipendenti fuorusciti. Un motivo in più di ottimismo. Si cerca ancora personale, in particolare ingegneri. Quasi un paradosso nel paese della disoccupazione intellettuale.

 

Poco lontano da Soci, a Castel San Niccolò, c’è un altro gioiellino dello stesso comparto gruppi di continuità-inverter, la Astrid Energy, novanta dipendenti, fatturato sui quaranta milioni in ascesa. Anch’essa cerca ancora dipendenti tecnici specializzati, soprattutto ingegneri. Cambiamo un po’ settore e spostiamoci in quello della meccanica robotica. Il nome è quello della Zucchetti Centro Sistemi di Montevarchi, ancora cento addetti, ancora 35 milioni di fatturato. Produce robot: «Ambrogio», che pulisce i prati, «Nemo» per le piscine, un altro che lavora in casa. Tecnologia di qualità e mercato che va a gonfie vele. Come quello di un nome ben noto, la Ceia di Viciomaggio, centottanta dipendenti, quasi un gigante che produce sistemi di sicurezza. Di recente ha vinto commesse di grande immagine, persino alla Casa Bianca. I metal detector di molti grandi aeroporti internazionali nascono a due passi dal casello A1 di Battifolle. La dimostrazione chi chi innova, chi investe, chi sa stare sul mercato vince, anche in tempi di crisi.

 

SpostiamocI ancora di campo e torniamo in un settore cosiddetto maturo, ma nel quale si può ancora guadagnare, a sapersi rinnovare, ossia l’abbigliamento. La prima sigla che viene alla mente è quella del gruppo Inghirami, del presidente dell’Assoindustria Giovanni con gli altri eredi del capostipite Fabio. In Valtiberina i dipendenti sono 250, ma in un conglomerato che ne impiega circa 2 mila, per un fatturato di 140 milioni in crescita e diversificazione: aziende tessili, cioè l’origine della filiera, ma anche idroelettriche. Più una sfilata di marchi della moda: Ingram, Pancaldi, Sanremo, Reporter. Ancora abbigliamento, ma da bimbi, con due aziende di livello: la Monnalisa, ai Pratacci (25 dipendenti, 29 milioni di fatturato) e la Miniconf di Ortignano (150 dipendenti per 40 milioni fatturati).

 

Infine l’oro, dove non tutti piangono. E’ il caso delle Argenterie Giovanni Raspini, quello che di recente ha sponsorizzato l’acquisizione dell’archivio Bulgari. A Pieve al Toppo gli addetti sono 34, il fatturato 9 milioni. Boutique a Roma in via Margutta e a Milano a Brera, in apertura anche New York. Ancora argento per la Magi di Badia al Pino: 25 dipendenti, 5 milioni din fatturato e mercato florido. La prova che persino i gioielli luccicano ancora. Basta sapere come farli luccicare.

Salvatore Mannino


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