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Cocaina per l’Arezzo-bene
Arrestati quattro spacciatori

Lo stupefacente consegnato nella cassetta delle lettere a giovani di buona famiglia

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il comandante provinciale Antonio Frassinetto (foto Tavanti)

Arezzo 22 giugno 2010 - Una raccomandata, la pubblicità del supermercato, due bollette, una cartolina illustrata e un grammo di cocaina. Aprire la cassetta delle lettere può riservare sorprese inattese. E stupefacenti, è proprio il caso di dirlo. Non per quei giovani di buona famiglia che sapevano bene che dentro involucri insospettabili come quelli di chewing gum e delle sorpresine Kinder si trovava la "bamba" pagata con lo stesso metodo, inserendo i soldi nella cassetta delle lettere nella casa dello spacciatore di fiducia. "C’è posta per te" non è più soltanto un film con Tom Hanks e Meg Ryan e una trasmissione tv di Maria De Filippi, è anche un’operazione dei carabinieri di Arezzo, che dopo un’indagine lunga nove mesi hanno portato in carcere quattro persone, tre albanesi e un campano tra i 26 e i 30 anni. Insieme avevano costituito un piccolo ma organizzato gruppo di pusher che riforniva figli di commercianti del centro e di professionisti che si facevano recapitare la droga a casa, direttamente nella cassetta delle lettere. "C’è posta per te" era la loro parola d’ordine per far capire che la consegna di polverina bianca e in qualche caso di hashish stava per essere effettuata. Consegnata a figli di facoltosi commercianti e di professionisti stimati, segnalati come assuntori. Per ricostruire i movimenti dello spaccio i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile comandati dal capitano Massimo Planera hanno impiegato nove mesi nei quali hanno proceduto ad arresti in flagranza di spaccio e a intercettazioni telefoniche che hanno contribuito in maniera decisiva all’operazione. Partendo da un piccolo episodio di spaccio in zona Pescaiola e dal ritrovamento di un capanno agricolo utilizzato come magazzino dello stupefacente, gli uomini dell’Arma sono arrivati a sgominare il sodalizio criminale italo-albanese.

 

C’era un capo che si riforniva di droga e dava agli altri tre arrestati le disposizioni per lo spaccio "al minuto". Che poteva avvenire nei pressi del capanno agricolo in zona Fiorentina, in un locale di Pescaiola o addirittura con la consegna a domicilio per i clienti più fidelizzati. Con l’accortezza di nascondere la "pallina" di stupefacente in comuni scatolette per sorprese e dolciumi. Un flusso continuo, un rapporto fiduciario che arrivava fino a una consegna gratis nel caso in cui la "neve" non fosse della qualità attesa. Una dose di "coca" spacciata a una coppia di coniugi ha dato avvio alle intercettazioni telefoniche che sono andate avanti da ottobre 2009 a marzo 2010. Un periodo in cui i militari hanno ascoltato e poi pedinato i protagonisti dello spaccio. A casa del capofila i giovani rampolli dell’Arezzo-bene andavano a consegnare soldi nella cassetta delle lettere. Non c’era bisogno di parlare troppo, la quantità dei soldi consegnati era già indicativa di quello che si cercava in cambio. Cocaina di alta qualità consegnata a domicilio ad almeno dodici ragazzi dai 18 ai 25 anni con buone disponibilità economiche e con un appartamento autonomo. Quelli che ancora vivono con i genitori, invece, per evitare problemi o si facevano consegnare la "merce" in orari ben precisi della giornata per evitare la presenza dei genitori oppure si davano appuntamento nel locale di Pescaiola, utilizzato come punto di riferimento per lo spaccio dagli albanesi. I carabinieri della stazione di Arezzo guidati dal luogotenente Gabriele Urso, a inizio giugno, hanno anche individuato il "magazzino" dove la cocaina e l’hashish venivano conservati.

 

Un capanno agricolo abbandonato nei pressi di via Genova, una traversa di via Marco Perennio. Qui si muoveva uno degli albanesi della gang con una macchina cabrio che non passava inosservata, qui qualche volta arrivavano anche alcuni consumatori a rifornirsi. Quando i carabinieri hanno fermato il "magazziniere" in auto questo ha cercato di nascondere la droga tenendo 20 grammi di cocaina tra la mano e il pomello del cambio. Ma quando è stato fatto scendere dall’abitacolo è calato il sipario. Nell’operazione sono stati segnalati come assuntori 12 giovani dell’Arezzo bene, figli di commercianti e professionisti ed un’altra cinquantina di giovani.

federico.dascoli@lanazione.net


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