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Crisi Eutelia: per 6 Landi diventa bancarotta

Entro 2 giorni il deposito dei libri contabili, un mese per i creditori. Commissari a maggioranza rosa: due sono quelli di Agile

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EUTELIA
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Arezzo 2 giugno 2010 - Che fosse il D-day di Eutelia era nell’aria fin da lunedì, quando i corridoi di Palazzo di Giustizia avevano cominciato a ribollire di notizie sull’imminenza della resa dei conti. E infatti resa dei conti è stata, nel peggiore dei modi per gli amministratori di Eutelia, azzerati da un tratto di penna alle dieci e mezzo del mattino. L’ora in cui alla cancelleria fallimentare è stata depositata la sentenza con cui il presidente del collegio Cosmo Crolla e i due giudici a latere Simone Salcerini e Antonio Picardi decretano l’insolvenza dell’azienda di via Calamandrei e ne dispongono l’amministrazione straordinaria, affidata a tre commissari. Maggioranza femminile: la commercialista perugina Daniela Saitta con l’avvocato romano Francesca Pace più il professionista veneto Gianluca Vidal. Due di loro, le donne, sono anche le commissarie di Agile, la società in cui è stato concentrato quello che era il ramo it di Eutelia. Probabile, dunque, che si proceda a una gestione comune delle due vicende. Anche perchè la società di via Calamandrei è già stata dichiarata responsabile in solido per i debiti di Agile. Il che significa che se quest’ultima non paga deve pagare Eutelia. Complicazione nella complicazione per gli amministratori straordinari di quello che si sta rivelando un crack di grandi dimensioni.

 

La procedura prevista dalla legge Marzano, che riforma la legge Prodi del 1979, è più garantista di un fallimento classico: qui non si tratta di liquidare una società ma di risanarla e rimetterla sul mercato. Ma sempre di insolvenza si tratta con tutte le conseguenze del caso. Entro due giorni, stabilisce la sentenza del tribunale, la dirigenza di Eutelia appena azzerata dovrà depositare il bilancio, i libri contabili, quelli fiscali e l’elenco dei creditori. Poi ci sarà un giudice delegato, lo stesso Crolla, responsabile della sezione fallimentare, a seguire il caso. Per il 1 dicembre è fissata l’udienza in cui si dovrà esaminare lo stato passivo dell’azienda. I creditori dovranno farsi avanti entro 30 giorni. E tra loro ci sono anche le banche, alcune delle quali pesantemente esposte in questa insolvenza. Sono i numeri, d’altronde, a essere drammatici: 120 milioni di debiti col fisco (ma solo una parte è già iscritta a ruolo), 50 con le banche, 35, di residuo passivo per la gestione del ramo It dismesso con la cessione ad Omega nell’estate 2009. In totale 200 milioni di debiti a fronte di un capitale sociale ridotto ad appena 7 milioni dopo l’abbattimento deliberato dall’ultima assemblea dei soci per coprire la perdita di esercizio, 59,9 milioni per la quale si ricorse anche a 32 milioni di riserve. E l’emorragia è continuata anche nel 2010: stando alle stime, ci sarebbe un passivo mensile di alcuni milioni di euro. Lo stesso presidente Pizzichi, del resto, aveva annunciato un 2010 ancora in rosso.

 

A poco sono servite le ultime disperate carte giocate dalla gestione cancellata: dall’annuncio che erano state individuate due finanziarie (fra cui un’assicurazione) disposte a fornire una fideiussione col fisco per un concordato da 13 milioni. Nè maggior successo ha avuto la mossa di domenica, che cioè ci fosse un team di manager del settore in trattativa per acquisire il pacchetto di controllo ora dei Landi. Iniziative di poco pregio, le qualificano i giudici. Una sorta di pagherò senza la garanzia neppure di un nome e di un impegno finanziario.
A PROPOSITO dei Landi: peggiora drammaticamente la situazione penale dei sei membri della famiglia per i quali è già fissata l’udienza preliminare davanti al Gip, il 29 giugno. Lì saranno chiamati a rispondere di falsi in bilancio per 62 milioni e appropriazione indebita per 33. Reati che adesso si trasformano in bancarotta fraudolenta, accusa pesante che prevede pene pesanti, specie dinanzi a cifre di rilevante entità come in questo caso. Sembrava, quello dei Landi che nell’ultima fase di Pizzichi erano usciti dalla gestione di Eutelia, un impero sul quale non tramontava mai il sole. Ora invece è buio pesto.

Salvatore Mannino


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