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Allarme sfratti, seicento
famiglie rischiano il tetto

In un anno il 20 per cento di aumento. Lievitano le richieste per le case popolari

GLI SFRATTI. Raccontateci le vostre esperienze

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Sfratto
Sfratto

Arezzo, 9 febbraio - Senza soldi in fondo al mese. Senza soldi per pagare l’affitto. Si comincia con il ritardo di un mese, poi due, poi tre, e alla fine ecco arrivare nella cassetta della posta l’ingiunzione di sfratto. Non è azzardato dire che siamo alle soglie dell’emergenza casa, come dimostrano pure i dati dell’indagine nazionale che registra per la provincia di Arezzo una crescita esponenziale delle sentenze di sfratto, il 40% in più dell’anno precedente. Sono i numeri assoluti che spaventano: in città sono circa duecento gli sfratti esecutivi, vale a dire sei o settecento persone che rischiano dall’oggi al domani di trovarsi senza un tetto.

 

I dati, ricavabili all’ufficio casa del Comune, si dilatano nel territorio. A oggi, un calcolo approssimativo porta la somma complessiva degli sfratti pendenti a poco meno di seicento, 570 per la precisione. Poco meno di duecento gli sfratti esecutivi in città. Rispetto al dicembre del 2008 il balzo in avanti è del 20% circa, da non confondere con i 327 sfratti per morosità arrivati in tribunale nel corso del 2009. Le cifre sono dunque considerevolmente più alte. La conseguenza più eclatante di questo stato di fatto è l’aumento esponenziale delle richieste per ottenere un alloggio popolare. Il costo in provincia di un affitto si situa infatti intorno ai settecento euro, cifra pesante che incide su un bilancio familiare risicato all’osso. Così l’alternativa è quella di chiedere un soccorso pubblico, anche se la domanda è molto al di sotto della limitata offerta.

 

"Arezzo casa", l’istituto delle case popolari, ha un patrimonio di 2800 abitazioni di cui mille ad Arezzo e il resto spalmato sul territorio. Ma ci vorrebbe il doppio delle case visto che le richieste, una volta sempre abbondamente sotto le duemila, sfiorano oggi quota tremila. Il perché è facile da capire: in un alloggio popolare si paga l’affitto a un prezzo più che calmierato rispetto ai valori di mercato. Tralasciando i casi nei quali il canone equivale a una mancia al ristorante (12 euro al mese l’affitto sociale), la media degli altri affitti (per famiglie numerose ma dove entra reddito) va dai trecento ai quattrocento euro. Praticamente la metà. E pure nel caso degli alloggi popolari va considerato un tasso di morosità, pari al 12-13%.

 

Facendo un semplice calcolo, ci vorrebbe un massiccio investimento pubblico per la costruzione di nuove abitazioni, roba dai quaranta milioni di euro in su. Un sogno. La realtà parla di stanziamenti importanti ma non tali da frangere l’ondata: una sessantina di appartamenti sparsi tra Valdichiana, Casentino e Valdarno. E la cifra, per dare una risposta accettabile, andrebbe quantomeno quintuplicata. Altri due aspetti si impongono. Il primo è l’aumento della cosiddetta ’fascia grigia’, composta appunto da famiglie che arrivano a malapena alla terza settimana del mese ma che non rientrano comunque nella categoria degli aventi diritto. Si parla di coloro che sono posizionate nella griglia sociale appena superiore all’edilizia residenziale pubblica.

 

Il secondo aspetto riguarda gli extracomunitari, sempre più numerosi al punto da occupare ormai il 30% delle case popolari. Pure a loro, ovviamente, bisogna dare risposte, sempre più problematiche in alcune aree della provincia, come il Casentino dove la percentuale delle famiglie extracomunitarie è più alta che altrove.

Sergio Rossi

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