HOMEPAGE > Arezzo > Marchionna e Pantano La zona delle case di bambola

Marchionna e Pantano
La zona delle case di bambola

Insediamento giovane e per giovani: Molti degli abitanti sono fra i 30 e i 40 anni. Il privato prevale sul pubblico 

Disagi e problemi nei quartieri. Segnalate ciò che non va nelle zone in cui vivete

| | condividi

Arezzo, 2 febbraio 2010 - Questo sì che è un paese, anzi un quartiere per giovani. Giovane nel senso che è l’ultimo nato degli insediamenti abitativi aretini e anche quello in cui i residenti potrebbero avvalersi dell’antico slogan pubblicitario di un’acqua minerale: noi siamo i giovani, i giovani, i giovani. Eh sì, perchè Marchionna e Pantano hanno una popolazione fatta essenzialmente di famiglie relativamente fresche d’età: coppie di trentenni e di quarantenni più i figli, anche loro adolescenti o addirittura bambini. Nuclei solidi, affermati, spesso benestanti, come si conviene a una zona nata appunto per essere un prolungamento dei quartieri eleganti già saturi, dal Giotto ai Cappuccini.

 

Una sorta di città satellite alle pendici delle colline che fanno da corona ad Arezzo, a cavallo di via Anconetana, dalle estreme propaggini del Giotto fino a via Francesco Severi, in area Staggiano. A sud della rotonda, verso lo stadio, c’è il viale Bucciarelli Ducci che è l’arteria su cui si appoggia il Pantano. A nord via Mario Salmi con la Marchionna. Di solito, però, si tende a considerarli come una cosa sola, anche perchè come un tutto unico furono inseriti nel piano regolatore Gregotti-Cagnardi dei primi anni ’90 e come tali sono stati progettati e realizzati dagli stessi architetti e dalle stesse società immobiliari.

 

Oddio, ancora più che dinanzi a un quartiere, siamo di fronte a un abbozzo di quartiere. Un’area di cui sono state realizzate alcune strutture fondamentali, essenzialmente le case e le strade, ma cui mancano ancora molte rifiniture, dal verde ai servizi. D’altronde, che di area nuova si tratti lo dicono persino i nomi delle vie, intitolate a personaggi morti di recente (Brunetto Bucciarelli Ducci, democristiano d’antan, già presidente della Camera, Mario Salmi, celebre storico dell’arte, Angiolino Tafi, il sacerdote-studioso cui si deve la più popolare Guida di Arezzo) o mai glorificati dalla toponomastica come il collezionista museale Vincenzo Funghini.

 

La Marchionna-Pantano è il simbolo della recente evoluzione dell’edilizia abitativa cittadina. Non più grandi condomini, come in quasi tutti gli altri quartieri, ma palazzi di dimensioni ridotte, con pochi appartamenti, o addirittura villette singole, al massimo bifamiliari. Abitazioni, sia quelle singole che quelle dei modesti condomini, quasi tutte su due piani: zona giorno sotto e zona notte sopra, spesso mansardata. Dicono gli immobiliaristi che sia l’ultima moda, che la domanda rifiuti ormai i palazzoni di un tempo e privilegi appunto le costruzioni all’inglese: case su due livelli collegati da una rampa di scale e relativo giardinetto. Il che, sia detto fra parentesi, contribuirà a fare del quartiere una zona per giovani anche quando le abitazioni saranno invecchiate: provateci voi, a ottant’anni, a farvi dieci volte al giorno le scale fra un piano e l’altro.

 

Che si tratti di una fetta di città benestante lo dicono già le auto parcheggiate per strada o lasciate in sosta davanti ai garage. E’ il benessere delle generazioni del riflusso, del ritorno al privato: spazi pubblici al Pantano e alla Marchionna ce ne sono pochi, essenzialmente una piazza, e poco frequentati. La vita delle famiglie è concentrata essenzialmente dentro il recinto di casa. Case di bambola, che assomigliano a quelle di Barbie e Ken, piccole esemplificazioni di buona qualità della vita in miniatura. Ovunque colonne di cemento che vorrebbero essere civettuole, fregi e persino qualche frontone in calcestruzzo. Cui si accompagnano in giardino la cuccia del cane e i sette nani di gesso. Le piccole cose di pessimo gusto care a Gozzano e a un ceto medio malcerto nelle proprie concezioni estetiche.

 

Ma questa è letteratura. Fuori dalla quale ci sono i problemi del quartiere e anche i suoi pregi, a cominciare appunto da questa qualità della vita parcellizzata ma diffusa. I servizi, invece, latitano ancora. Pochi i negozi, anche perchè la zona è stata concepita urbanisticamente per non averne. Quelli che ci sono sono tutti concentrati in piazza Marchionne, il cuore della Marchionna, scusate il gioco di parole. Un bar, una filiale di banca, un distributore di videofilm (che già la dice lunga sulle scelte esistenziali degli abitanti) e poco più. Mancano le poste, manca il verde pubblico, anche se un piccolo parco è in preparazione al Pantano e altri due polmoni come Villa Severi e il Giotto non sono così distanti. E poi, a dare aria alla zona, ci sono i giardinetti privati, diffusi quasi capillarmente, con le magnolie e gli oleandri.

 

Di extracomunitari neppure l’ombra (se non qualche donna di servizio), di criminalità neppure. Un piccolo Eden che però è anche un quartiere dormitorio, l’esempio dell’edilizia privata ai tempi del Duemila. Niente piazze frequentate dalla gente, niente spazi di aggregazione, niente centri pubblici. La sera gli abitanti si rinchiudono in casa, dietro le porte all’inglese col batacchio. Chi passeggi col buio per le strade deserte riesce a sentire il rumore dei propri passi, tanto è il silenzio. Volendo, si può allungare lo sguardo fin dentro le zone giorno delle villette terra-tetto, quasi al piano della strada. Occhieggiano i lampadari, la luce azzurrina delle Tv nei saloni, qualche giovane donna che sfaccenda in cucina. Fuori solo le ombre. E’ la città che verrà, il nuovo modello di società. Prepariamoci.

Salvatore Mannino

Articoli più commentati
Sondaggi più recenti