Pescaiola, il futuro abita qui
fra mille contraddizioni
L’anima popolare si amplia al ceto medio. Grandi investimenti pubblici ma anche disagio sociale in piazza Andromeda
Disagi e problemi nei quartieri. Segnalate ciò che non va nelle zone in cui vivete
Arezzo, 26 gennaio 2010 - Popolare davvero, come recita la pubblicità di BancaEtruria, la cui sede è un cardine del quartiere, ma anche zona piccolo borghese, di ceto medio emergente, di villette che confinano, e il contrasto è stridente, con un’area difficile come piazza Andromeda. Pescaiola è questo e altro: vivace, ribollente di iniziative e di traffici, piena di contraddizioni, assediata dalle auto, ancora col cuore a sinistra ma col portafogli che vira piano piano verso destra.
A dire il vero, più che a una macchia con una strada o una piazza al centro, come succede al Giotto o a Saione, Pescaiola è un quartiere lineare (senza piazza) che assomiglia a una striscia, tutto cresciuto ai lati di un solo grande asse viario, la via Alessandro Dal Borro-via Benedetto Croce-via Calamandrei, dal tunnel Baldaccio fin quasi a Ponte a Chiani. La profondità delle case sui due versanti del viale è relativa, ma la lunghezza è quella di un serpentone. Sono alcuni chilometri che segmentano una retta infinita in almeno due spezzoni: un’area essenzialmente residenziale fino alla rotonda della Mestà di Giannino, una zona fondamentalmente riservata alle attività produttive oltre, verso la campagna e l’autostrada, con qualche insediamento residenziale a macchia di leopardo.
E questo ovviamente è solo il primo sguardo di insieme, perchè poi ci sono altri sottoinsiemi, il centro del quartiere, più o meno attorno alla chiesa parrocchiale di Sant’Agnese, la zona più tipicamente piccolo-borghese in e a monte di via Giordano Bruno, le case popolari di piazza Andromeda, fra il viale e la ferrovia, i capannoni industriali e commerciali da via della Fiorandola in avanti: immensa distesa a perdita d’occhio che si svuota alle sei di sera quando finisce il lavoro, fatta eccezione per alcuni locali notturni che spuntano nel buio come fari.
Pescaiola è forse il quartiere aretino nel quale le istituzioni, pubbliche e private, hanno investito di più nell’ultimo trentennio. A parte l’università del Pionta, che sta sul limite estremo ma appartiene già a Saione, c’è subito il grande insediamento dell’ospedale San Donato, anch’esso area di confine, che ha valorizzato l’intero quartiere. Dall’altro lato, proprio giù in fondo, c’è la vecchia Sacfem, diventata sede appunto di BancaEtruria. Nel mezzo il direzionale della Maestà di Giannino e i grandi interventi viari, a cominciare dal raccordo Pratacci-Tortaia, che hanno restituito un po’ di fiato a un’area un tempo soffocata dal traffico. E adesso il Comune si appresta a stanziare risorse massicce per il polo digitale al posto del mercato ortofrutticolo di via Pisacane.
Nel cuore del quartiere, come un anacronismo, il passaggio a livello che a orari fissi, quelli dei trenini Lfi, spezza il viale principale e allunga le code. Ecco, le auto. Non sono più il cruccio di un tempo, quando ci voleva il rompighiaccio per fendere le lamiere compatte ma restano un problema. Ci sono momenti della giornata, ad esempio le cinque del pomeriggio, in cui si procede ancora a passo d’uomo, soprattutto in via Calamandrei, con la rotonda che non regge. L’immigrazione c’è, anche se non nelle dimensioni massicce di Saione, e senza crucci terribili di convivenza. Italiani o extracomunitari, resta l’effetto del quartiere dormitorio, poco vissuto.
Tutto sommato, comunque la zona è in crescita. I servizi pubblici sono buoni: ci sono le banche, ci sono le scuole, c’è il parco, ci sono le poste, resiste una rete di negozi di vicinato che ha un suo pubblico, perchè per arrivare in centro ci vogliono l’auto o il bus. Il primitivo nucleo di edilizia popolare anni ’30 e ’50, dalle parti del Foro Boario e dell’asilo, si è esteso sia verso il centro che verso la zona industriale. Resta un po’ isolata l’area di piazza Andromeda, zona di disagio sociale, una delle più critiche della città. E’ un po’ la dimostrazione delle difficoltà cui è andata incontro l’utopia di Le Corbusier, il sogno degli architetti che bastassero case a misura d’uomo per rendere gli uomini migliori. Gli edifici, in effetti, sono anche pregevoli dal punto di vista estetico ma i problemi restano.
Non è lo Zen di Palermo, non sono le 'Vele' di Scampia, non è Corviale a Roma, ma non è neppure un paradiso, al massimo un purgatorio. Come qualche blocco in via Concini, dall’altro lato del quartiere. Ci pensa, fin dove può, la parrocchia, particolarmente vivace, dicono a Pescaiola, specie dopo l’arrivo del nuovo parroco, che ha valorizzato energie umane e realizzato impianti sportivi attorno alla chiesa. Segno che la società tiene, mentre arrivano altri investimenti, mentre la crescita della zona industriale finirà per riflettersi sull’intera zona. Pescaiola resta un quartiere che ha futuro.
Salvatore Mannino
