Giotto, la zona-bene
che vive bene
Qualche fenomeno di disagio sociale per gli immigrati (c’è una grande mensa)
Disagi e problemi nei quartieri: segnalate ciò che non va nelle zone in cui vivete. Dite la vostra
Arezzo, 21 gennaio 2010 - Fatti e misfatti (pochi) di gente perbene. Eh sì, dici quartiere Giotto ad Arezzo e subito arriva l’associazione di idee con benessere, ricchezza, persino privilegio. Una zona di ceto medio, medio-alto e pure alto tout court che così è nato fra gli anni ’60 e ’70 e così si è mantenuto fino ad oggi. Con qualche modesta iniezione, progettata a freddo dagli urbanisti del Comune fra i mugugni dei residenti, di blocchi di edilizia agevolata, riservati alle classi più popolari, inseriti lì a riequilibrare il privilegio. Un’oasi, insomma, abitata in maggioranza da gente che ha il portafogli in esatta coincidenza col cuore, che batte decisamente sul centrodestra del petto dei 'giottini'.
Non per niente, è da sempre il quartiere che, salvo rare eccezioni come l’elezione a sindaco di Fanfani rimpingua le casse di voti dei partiti moderati, dalla Dc d’antan al Pdl. Eppure anche i ricchi piangono, come conferma la popolare telenovela. Il Giotto, a farla, non è il paradiso, quantomeno è un paradiso abitato anche da qualche diavolo. Vediamoli allora i demoni della zona bene, conosciuta anche come i Parioli di Arezzo. Il traffico, innanzitutto. Dire che il quartiere soffochi per lo smog e le auto in coda sarebbe di certo una bella esagerazione. Se non altro perchè il viale Giotto è probabilmente l’arteria più ariosa della città. Ma andateci voi a cercare un parcheggio in piazza Giotto e dintorni. Non ne troverete uno nemmeno se siete disposti ad aspettare con pazienza, perchè i posti, quelli che ci sono e non sono un’enormità, sono un privilegio dei residenti che li usano come garage all’aperto personali.
Per gli altri resta la doppia fila. Davanti all’edicola, davanti al tabaccaio o ai ai bar, due dei quali almeno particolarmente prestigiosi. Così capaci di calamitare Vip e meno Vip che erano uno dei luoghi in cui si trattavano e si riscuotevano le mazzette di Variantopoli. Le auto parcheggiate alla bell’e meglio, cioè in mezzo alla strada, sono un fenomeno che trovano puntuale replica in via Cellini, davanti alla Farmacia Comunale, in via Ristoro e soprattutto in via Lorenzetti, autentico obbrobrio urbanistico della speculazione edilizia anni ’60 (tanto cemento e niente verde), probabilmente la strada più caotica di tutta Arezzo, un toboga di vetture in doppia fila tra le quali bisogna fare slalom impossibili. Specie il sabato, quando c’è il mercato.
Ecco, il mercato. E’ una delle due funzioni pubbliche improprie, di cui è stato caricato negli anni il quartiere. Che, intendiamoci, le bancarelle del sabato nella sua maggioranza non le rifiuta affatto. Chi non vorrebbe avere il fornitore di fiducia sotto casa? Quale bar o locale pubblico rifiuterebbe la marea di clienti che il mercato porta con se? Peccato che gli ambulanti spezzino il Giotto ogni settimana (i due lati del viale, con relativo retroterra, diventano praticamente incomunicabili in auto, peccato che il quartiere vada regolarmente in tilt, come fosse in stato d’assedio.
E il sabato è solo il primo dei due giorni da cani del week-end. Perchè ogni quindici giorni c’è la partita dell’Arezzo (seconda funzione pubblica del quartiere), l’afflusso allo stadio. I residenti bofonchiano, patiscono la ricerca del posto, soffrono il deflusso e allora sì che sono code pesanti. Se questo è il malessere da calcio, nel quartiere comincia a esserci anche un pizzico di disagio sociale. Non tanto per l’invasione degli immigrati, quanto perchè in piazza Giotto, organizzata dal parroco, c’è la principale mensa per extrcomunitari di Arezzo. Che porta inevitabilmente qualche comportamento eccentrico. I bravi 'giottini' non sempre gradiscono. Così come non amano la coda della prostituzione di colore o trans che si allunga fino a via Tricca o via Mecenate.
Il passivo finisce qui, con qualche accenno a fenomeni da quartiere dormitorio, senza grandi luoghi di ritrovo, e popolazione che invecchia. La colonna dell’attivo è comunque cospicua. Tanto verde (il parco «Pertini» è il grande polmone della città e ce ne sono altri), servizi buoni (banche, poste, farmacia, supermercati, compresa l’appendice dell’Esselunga), case tra le più belle di Arezzo, a cominciare dal complesso del «Parco», come testimoniano anche i prezzi. Latitano un po’ i negozi. Nel senso che non durano. Il ricambio è vorticoso. Troppo vicino e troppo attraente il centro: il commerciante apre e dopo un paio d’anni passa la mano per mancanza di incassi. Per lui il Giotto non è esattamente il paradiso, per gli altri, con tutti i suoi difetti e i suoi demoni, è comunque un quartiere nel quale vale ancora la pena di vivere.
salvatore.mannino@lanazione.net
