Arezzo, 16 ottobre 2017 - La ritirata è suonata prima del solito tra i banchi del mercato internazionale. Una sorta di missione compiuta: un po' prima della mezzanotte gli operatori hanno cominciato a rifare le valigie, lasciandosi alle spalle la tre giorni per alcuni forse più fruttuosa della loro vita. La parola fine, i titoli di coda dopo una domenica quasi in fotocopia al sabato.

Dalla mattina la cittadella dei sapori ha ricominciato ad affollarsi, quasi in sequenza a quanto era successo nell'incredibile notte del sabato. Quando gli itinerari interni alla fiera erano bloccati, un ingorgo incessante,la difficoltà fisica a raggiungere i singoli stand.

La gente in mezzo e la gente fuori. A cercare una scorciatoia passando inmezzo alle auto di viale Michelangelio, in manovre spesso arrischiare, tra cavi elettrici, alberi, corde di sostegno delle tende. Al traguardo code infinite. Con i gauchos argentini a 88 persone in coda alle 22.30 dell'altra notte.

Ieri il bis, anzi il seguito naturale di questa tre giorni senza precedenti. E che si conclude con una stima di 340 mila presenze totali e di un fatturato superiore ai tre milioni di euro. Con gli incassi a salire anche se in modo non perfettamente proporzionale all'aumento di afflusso.

Un incasso a macchia di leopardo. Ci sono zone strategiche del mercato nelle quali l'aumento è limitato, anche a fronte di un anno, il 2016, nel quale la pioggia aveva frenato in parte la corsa. E altre zone dove invece ormai si viaggia a quattro cifre, sia nei numeri degli scontrini che nei guadagni.

Zone ricche e battutissime, dai bastioni fino all'Eden, zone totalmente disertate, come piazza Risorgimento, zone a ranghi ridotti, come San Jacopo, e altre a flussi diversi, come via Margaritone e piazza Sant'Agostino.

"Coniglo esaurito". "Speck esaurito": a scrivere la parola fine al mercatissimo dei record è l'esaurimento delle scorte. Ci sono operatori che sono riusciti a farsi raggiungere da merce fresca, altri che hanno dovuto alzare bandiera bianca e limitarsi a finire quel poco che ormai era rimasto nei furgoni frigorifero. L'Ascom festeggia il risultato di questa no-stop: è rimasto uno degli ultimi due eventi gastronomici dell'anno, insieme al mercatino tirolese che partirà tra u mese o poco più, ma con un margine di crescita ancora travolgente. E una manifestazione che viaggia sugli stessi numeri di Eurochocolate, in corso in contemporanea a Perugia.

L'assalto stavolta era partito di gran carriera, di venerdì. Code agli stand principali, tavoli pieni: e intorno il traffico in bambola, all'ora di pranzo code in via Petrarca e al Poggio del Sole, con difficoltà ad uscire dalla Cadorna, del resto già iniziate la sera prima, quando i banchi erano chiusi ma il traffico era stato chiuso.Solo l'inizio di un racconto proseguito a quei ritmi fino alla mezzanotte della domenica.

Oltre centomila venerdì: con folla anche dopo cena, mettendo il sale sulla ferita aperta di chi, tra i locali, lamenta la concorrenza del gigante ipercalorico. Sabato ancora oltre: una stima di 120 mila persone, un flusso ininterrotto, con punte record prima all’ora di pranzo e dal tardo pomeriggio in poi. E domenica il bis in carta carbone

Ma che è proseguito anche di notte: intorno alla cittadella il traffico in tilt e la sosta dappertutto. Nel pomeriggio il Mecenate ha toccato il tutto esaurito. Forse il termometro migliore, è uno di quei multipiani che viaggiano a un piano solo e grazie agli abbonati: già prima delle 15 due dei piani erano a posti zero, completare la festa è stato uno scherzo

La prova del fuoco? La notte. Una folla compatta, code impressionanti davanti ai chioschi della cena e del dopo cena. Intorno alle 22 tavoli pieni a tutti gli stand delle grigliate, compresi sardi e balcanici, e poi scatta l'ora della birra, che si divincola per un weekend dei mille vincoli dell'ordinanza anti-alcol;: ogni stand ha la fisionomia di un locale e lì si può continuare  a bere. Ma insomma è come bere a cielo aperto e i boccali corrono. 

Circa 260 banchi, tra i quali è cresciuta progressivamente la quota di quelli che non danno nè da mangiare nè da bere: ma le uova d’oro continuano a rotolare ai bordi della tavola. Perché se vendi un biscotto al cocco ogni venti secondi o se hai 130 persone in coda, alla fine i conti tornano.

E sono conti vertiginosi. amche legati a prezzi decisamente salati. Conti cresciuti negli anni della crisi, come se la gente risparmiasse su tutto meno che sui sapori un po’ esotici e un po’ no del mercatissimo: gli stessi dei quali fa tranquillamente a meno per un anno, forse perché si sazia in 51 ore, quelle di apertura della fiera di ottobre. Una festa prima contestata e poi contesa dagli operatori aretini: sono quasi cento quelli che si uniscono al circo dei sapori.