A 30 all'ora nel centro storico
ecco il piano previsto dal Comune
La riduzione della velocità consentita ha lo scopo di tutelare pedoni e ciclisti, ma nelle strade del centro commerciale il limite resterà a 50. Parla l'assessore Banchetti: "Non chiudo ai Suv"

Arezzo, 2 settembre 2009 - CHI VA PIANO va sano e va lontano. Proverbio tanto caro ai comuni, compreso quello di Arezzo, che adesso si pensa a un ulteriore ritocco (al ribasso) dei limiti di velocità nelle città. Non sempre, non dappertutto, ma l’ultima moda è quella dei trenta all’ora. A passo di lumaca per rispetto dei pedoni e dei ciclisti, quelli che in strade sempre più intasate dalle auto, dai Suv, dai bus e dai motorini lanciati a tutto gas rischiano di più. Se ne parla a Roma, se ne parla a Milano, se ne parla persino in città di medie dimensioni come Verona e Padova. Ora ci pensa anche Roberto Banchetti, assessore al traffico della giunta Fanfani, come ammette lui stesso: «E’ vero, è una delle ipotesi sulle quali stiamo lavorando».
E allora viaggeremo tutti come tartarughe, persino quando (evento sempre più raro) non ci sono le code a costringerci al passo d’uomo? L’assessore non è così drastico: «E’ un progetto, ma non varrà ovunque, è tra gli scenari possibili per le zone della città con gli equilibri più delicati». Cosa significa? Proviamo a tradurre dal politichese assieme a Banchetti. «L’intento nostro, come quello degli amministratori delle grandi città, è quello di tutelare le fasce deboli, ossia pedoni e ciclisti. Ma ci si può arrivare in due modi. O realizzando piste ciclabili e marciapiedi dovunque sia possibile, oppure, quando non si può fare, introducendo le zone 30, le aree cioè in cui la velocità massima non può superare i 30 chilometri l’ora».
PER SEMPLIFICARE ancora, l’intenzione dell’assessore è di ridurre le zone 30 al centro storico, alle vie cioè nelle quali è impossibile adottare altri accorgimenti per difendere pedoni e ciclisti. Nella città dei traffici e dei commerci, invece, il limite dovrebbe restare a 50. Come a dire che non dovrebbe cambiare niente in via Roma, via Crispi, via Petrarca, via Guido Monaco. Il decreto lumaca, se preferite il traffico slow, dovrebbe riguardare le strade che sono già comprese nella Ztl, da via Madonna del Prato al Corso, da via Garibaldi alle viuzze della città antica, quella arrampicata in cima al colle.
«In verità — spiega Banchetti — uno degli scenari cui abbiamo pensato è quello di trasformare tutta la città dentro la cerchia delle mura in una zona 30, comprese dunque via Spinello, via Guido Monaco e l’asse via Roma-via Crispi. Ma, lo dico chiaramente, non è la mia filosofia». Perchè? L’assessore, da buon ingegnere, è abituato a parlare chiaro: «Se limitiamo la velocità nei grandi assi del centro, aumentiamo i tempi di percorrenza sia dei mezzi commerciali che dei bus del servizio pubblico urbano. Non solo non rendiamo un buon servizio alla gente ma finiamo per rendere il traffico ancora più caotico». Qui allora si ragionerà in base ad altri criteri, che sono poi le piste ciclabili e i marciapiedi. Cosa è del resto il famoso boulevard Crispi, fiore all’occhiello di Banchetti, se non un viale nel quale l’eliminazione dei parcheggi consente di allargare i marciapiedi e realizzare una pista ciclabile, lasciando il centro della carreggiata per lo scorrimento veloce del traffico ordinario? Ecco, ovunque ci saranno gli spazi, il Comune agirà così («Compatibilmente coi soldi, ci vorrebbero milioni e non ci sono»). Altrimenti via con le zone 30.
CHE D’ALTRONDE è più un deterrente psicologico che non una limitazione reale: provateci già adesso a raggiungere i 50 nel reticolo di strade del centro storico, il cuore della Ztl. Comunque sia, il traffico slow, la circolazione lumaca sono ormai più di una semplice teoria. Attendere per credere il Pum, ovvero il piano urbano della mobilità. Un pum pum annunciato per chi crede ancora nella bellezza della velocità.
Salvatore Mannino
19/02/2010 - Arezzo
impiegato/a amministrativo del personale
arezzo





