Somala in Italia da vent'anni, due figli con un uomo casentinese e un terzo in arrivo: "Il Comune chiede un certificato da Mogadiscio ma lì è terra bruciata". Safia DaDahir, 37 anni, non riesce a sposarsi. In Somalia c'è la guerra civile e gli archivi comunali sono andati distrutti
Arezzo, 31 luglio 2009 - E’ arrivata in Italia nel 1991, dopo essere fuggita dalla Somalia l’anno prima. Dopo un anno e mezzo vissuto come clandestina a Torino, oggi Safia Dahir, 37 anni (nel tondo), una bellissima signora somala di Mogadiscio, madre di due bambini, Daut di 6 anni e Jonis di 4, in attesa del terzo figlio, ha un sogno nel cassetto che non riesce ad esaudire, quello di sposarsi civilmente con il padre dei suoi figli, un casentinese di 50 anni che per amore si è convertito all’Islam. Ma la burocrazia e la guerra civile in corso nel suo paese, non gli consentono di coronare il sogno d’amore con il suo uomo. A Mogadiscio gli archivi comunali sono andati distrutti e lei inutilmente cerca di ottenere un certificato che dichiari che non sia già stata sposata nel suo Paese. Inutili tutti i suoi tentativi e le sue proteste.
«Sono arrivata nella vostra città nel 1994 — dice Safia — ho lavorato come badante e operaia. Ora mi occupo solo della famiglia anche perchè sono in attesa del terzo figlio che nascerà a novembre. Convivo con l’uomo che amo dal 2002 e vorrei sposarlo, ma purtroppo mi occorre un nulla osta dal governo somalo che non avrò mai, perchè l’ambasciata di Roma, è stata chiusa nel 1992, mentre a Mogadiscio, causa la guerra, il Comune praticamente non esiste più. In Somalia non ci sono più uffici, è impossibile avere qualsiasi documento che comprovi il fatto che non sono mai stata sposata. E poi quando sono scappata dal mio paese avevo solo 15 anni, a quell’età era proibito dalla legge unirsi in matrimonio".
"Secondo la Prefettura dovrei recarmi in Kenia, a Nairobi dove c’è un piccolo ufficio di rappresentanza della Somalia, ma sarebbe inutile proprio perchè gli archivi del municipio non esitono più. Un viaggio impossibile da affrontare e poi non servirebbe assolutamente a nulla. In Somalia è in corso una tremenda e feroce guerra civile e quindi è impossibile avere qualsiasi documento. Il Comune di Capolona non accetta la mia autocertificazione e non vuole sentire ragioni, senza certificato niente matrimonio».
Una richiesta legittima...
«Capisco, la legge deve essere rispettata, ma trovo assurdo non accettare l’autocertificazione. Non dichiaro mica il falso, so perfettamente che rischierei una denuncia. La verità che in precedenza non sono stata mai sposata. In questo modo si mette in dubbio la mia buona fede e intanto sono anni che cerco di sposare l’uomo che amo, ma inutilmente».
La donna si è già sposata con il rito musulmano nella moschea aretina, unione che davanti alla legge italiana non ha valore. Safia dovrà aspettare ancora qualche anno per coronare il suo sogno d’amore quando sarà diventata cittadina italiana. «Ho presentato la domanda — ricorda Safia — tre anni e mezzo fa, ma la pratica è ancora ferma al Ministero e chissà quanto mesi passeranno ancora prima che venga accettata e il mio matrimonio, per ora, rimane un sogno nel cassetto».
Massimo Benigni
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