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INCHIESTA ALLA VOLATA FINALE

E' ancora battaglia sulla Chimet
Sigilli alla discarica per il selenio

La Forestale denuncia: selenio tossico in quantità suoperiori alla legge. La difesa: non é pericoloso per la salute umana. La gestione della struttura sarebbe illegale perchè "al momento è da considerarsi come un vero e proprio impianto di trattamento, usato come vasca di decantazione, con conferimento della frazione solida presso altri impianti"

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Arezzo, la discarica posta sotto sequestro Arezzo, 4 luglio 2009 - La telenovela dell’inchiesta Chimet è giunta quasi alla fine ma prima dell’ultima puntata non poteva mancare un altro colpo di scena. Firmato Roberto Rossi, il Pm (ora procuratore reggente) titolare delle indagini fin dal primo minuto e messo in scena, in modo forse meno spettacolare del solito, dagli uomini del Corpo Forestale, che del magistrato sono stati il braccio della legge nell’anno e mezzo trascorso dal primo blitz, quello con l’elicottero del 21 febbraio 2008.

 

Che per la Chimet tirasse aria di avviso di conclusione delle indagini (in gergo 415 bis, dall’articolo del codice di procedura penale che lo regola) era nell’aria da tempo, ma che il Pm Rossi avesse nascosto nella manica quello che per la procura è un altro asso e per la difesa dell’azienda una semplice scartina, non l’aveva intuito nessuno. Perchè il magistrato, con la discrezione che gli è consueta, da un paio di mesi aveva chiesto al Gip Luciana Cicerchia un ulteriore provvedimento di sequestro preventivo, stavolta di una discarica situata nei pressi dello stabilimento di Badia al Pino ma non all’interno del suo perimetro.

 

La firma del giudice è arrivata nelle scorse ore e subito gli agenti della Forestale si sono precipitati a eseguire il decreto di sequestro preventivo. Alla Chimet sono arrivati di buon mattino e sono rimasti fino a mezzogiorno, col classico contorno di computer per la rilevazione dati, tavoli da campo e picchetti. Acccanto a loro, per conto dell’azienda specializzata nell’incenerimento dei rifiuti e nel riutilizzo degli scarti per ricavarne metalli preziosi, c’era l’avvocato Roberto Alboni, anche lui un veterano dell’inchiesta, difensore di Sergio Squarcialupi, titolare della Chimet e (per ora) unico indagato.

 

C’è voluto un un po’ di tempo per le formalità di rito, ovvero per la notifica del provvedimento, la delimitazione dell’area (circa un ettaro e mezzo di terreno, dall’altra parte della strada rispetto allo stabilimento, più o meno nella stessa zona in cui veniva coltivato il grano poi sottoposto a sequestro la scorsa estate) e per il picchettaggio della zona. Perchè una misura tanto drastica come il sequestro preventivo? Il Pm Rossi come sempre tace, parla per lui e per i suoi collaboratori un comunicato stampa della Forestale sulla discarica nel mirino.

 

Dentro, le analisi avrebbero accertato (il condizionale è d’obbligo perchè la difesa contesta) la presenza di selenio, un altro metallo pesante, in concentrazioni di dieci volte superiori ai limiti di legge. Sempre secondo i consulenti del Pm, in discarica c’erano «presenze significative» di idrocarburi e atrazina, un erbicida vietato per la sua tossicità. La Forestale parla poi di errata classificazione dei rifiuti conferiti (la discarica diventa quindi non autorizzata), di materiale di scarto allo stato liquido e di mancato pre-trattamento.

 

La gestione della struttura sarebbe illegale perchè «al momento è da considerarsi come un vero e proprio impianto di trattamento, usato come vasca di decantazione, con conferimento della frazione solida presso altri impianti». La nota finale, sempre secondo il comunicato, è la non adeguata impermeabilizzazione del fondo, col rischio che il percolato, ovvero i rifiuti trattati, filtrassero nel terreno.

 

Insomma, a parere di fonti dell’inchiesta, una raffica di violazione che sarebbero un’ulteriore prova della solidità dell’impianto d’accusa, ma la difesa la pensa in maniera radicalmente diversa: «Elementi deboli - dice l’avvocato Alboni - dopo le argomentazioni portate dal Pm dinanzi al Gip siamo più tranquilli di prima». Anche perchè, spiega, la discarica è chiusa da un anno, da subito dopo i primi blitz, e la sua dismissione era stata progettata già prima. Il principale elemento di discussione è il selenio. Secondo Alboni, «non è pericoloso per la salute umana neppure in quantità superiori a quelle rilevate dalle analisi». Gli inquirenti, invece, fanno notare un’ampia letteratura scientifica secondo la quale l’elemento è nocivo e provoca vari tipi di disturbi o di malattia.

 

Ora comunque l’inchiesta Chimet, di cui Squarcialupi aveva reclamato la chiusura già a febbraio, viaggia velocemente verso la conclusione. Entro una decina di giorni dovrebbe essere notificato l’avviso. Poi il Pm chiederà il rinvio a giudizio. Solo di Squarcialupi o anche di altri? E’ una delle questioni ancora aperte. Così come resta in discussione quali reati verranno alla fine contestati. Sicuramente quelli ambientali come l’inquinamento per cui l’amministratore delegato aveva ricevuto l’avviso di garanzia. Ma sono quasi tutti contravvenzioni, ovvero violazioni minori. Nei prossimi giorni Rossi potrebbe calare anche la carta di accuse più pesanti, veri e propri delitti, ossia i reati più gravi previsti dal codice. A seguire il processo. E con Pm e difesa schierati su fronti così distanti sarà di sicuro un processo destinato a fare storia. Un’altra battaglia legale all’ultima analisi. 

Salvatore Mannino










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(Foto omaggio)