Mentre ad Arezzo signore e signorine di “buona famiglia” usano per i capelli il Tricogeno Sardini per andare tutte imbellettate alla Messa in Duomo, quella importante, quella di mezzogiorno... il commento di Luigi Armandi
MENTRE ad Arezzo signore e signorine di “buona famiglia” usano per i capelli il Tricogeno Sardini per andare tutte imbellettate alla Messa in Duomo, quella importante, quella di mezzogiorno, nel Regno ci si prepara a festeggiare il nuovo secolo ed il progresso che sembra avanzare impetuoso con esso. I segni sono peraltro evidenti anche qui. La città li mostra al visitatore che, sceso da uno dei 5 treni che collegano ogni giorno Arezzo con Firenze (e lo stesso avviene con Roma), superata la barriera del dazio e passato accanto alla Arena Nazionale (il futuro Politeama) ed all’Albergo Graverini, già fin dalla piazza Guido Monaco è travolto dalla visione scomposta e disordinata fornita dall’aggrovigliare diffuso dei fili elettrici della ditta Reinacher, ma finalmente si vede bene dove si mettono i piedi!!! Non bastano infatti le guardie municipali, che debbono fronteggiare anche gli usi impropri ed “esagerati” dei 33 orinatoi e latrine distribuiti in città. “Guardie del piscio”- come vengono bonariamente chiamate dagli aretini i vigili.
I SIGNORI, nobili e borghesia commerciale e professionale hanno però a loro disposizione i gabinetti nello loro case, quegli orribili gabbiotti che sporgono come escrescenze dal profilo del palazzo. Altri, ancora residenti in città, artigiani, contadini, popolino insomma, hanno solo a disposizione un orto con una buca e paglia o poco più, magari vicino all’orto. Ma anche le mutande sono cose da signori e la prima divisione di classe passa subito dal come si riesce nelle varie famiglie a soddisfare i bisogni elementari di ogni giorno: il mangiare, il vestire e il lavoro innanzitutto costituisce lo spartiacque tra benessere e povertà.
Il socialismo si afferma definitivamente in quegli stessi anni (nel 1895 nasce l’Unione Socialista Aretina fondata da Ferruccio Leonida Bernardini e Angiolo Mugnai) ed affianca subito le formazioni radicali, repubblicane, democratiche e poi popolari che verranno a distinguere le parti in gioco. L’anticlericalismo subisce duri colpi. Una città di pochi nobili e molta borghesia formata da professionisti e commercianti; tanti artigiani ed un innumerevole presenza di braccianti, agricoltori, e poveracci senza arte e né parte. Si costituisce la Camera del Lavoro, ma a differenza di tutte le altre del Regno mostra un vessillo bianco come sfondo dei simboli delle varie attività lavorative: bianco non rosso. Un segno dell’influenza che ancora hanno sul movimento operaio gli ambienti radicali, repubblicani, liberali e comunque democratici locali.
Nascono il Circolo Artistico e la Società degli Amici dei Monumenti. Il fotografo e pittore Natale Luci (quello che è all’origine della stirpe dei Gaburri e dei Palazzeschi) è divenuto il fotografo ufficiale della famiglia Savoia. Eppure si muore di fame ancora. Il Comune stampa l’elenco ufficiale dei “poveri” per distribuire i sussidi (oltre 3.000 nomi), le Cucine Economiche distribuiscono, in Via Tolletta, numerosi pasti quotidiani (una media di trecento al giorno). Le manifestazioni politiche aumentano sensibilmente con l’apertura del Fabbricone e la questione sorgente del pacifismo locale. Ma molti processi di sviluppo verranno frenati bruscamente dal conflitto bellico: l’ultimo atto di un Risorgimento che va perdendo i suoi valori per essere travolto da altre novità incombenti.
Luigi Armandi, studioso di storia e filosofia
Sono cominciati i corsi cortonesi di orientamento Universitario della Scuola Normale Superiore di Pisa che fino al 4 luglio si tengono nella città etrusca, al centro convegni di S.Agostino. Trecento i giovani da tutta Italia, considerati veri e propri 'cervelloni' sono impegnati ogni giorno in lezioni, tenute da docenti. In cattedra nomi di grande prestigio