Code all’ingresso con tanti costretti a seguire il concerto al di là delle transenne. Patti apre il concerto col ricordo di Michael Jackson
Arezzo, 2 luglio 2009 - MA DOV’ERA finora Patti Smith? Dov’era l’artista che in una notte di inizio luglio fosse capace di affollare piazza del Duomo come fosse il Maracanà? Dov’era la donna capace di far gridare, ballare, commuovere la gente? Non sai dov’era. Sai solo che sale su un palco, alto da terra poco più di mezzo metro, e che in pochi minuti si prende una notte aretina e se la fa sua. La fa sua, appoggiando un pugno di fogli ad un leggio. Le sue canzoni le sa a memoria ma non quella che aveva scelto per ricordare Michael Jackson. «Southern Cross», quella croce del sud d’incanto scavalca la croce del Duomo, spoglia un artista dai panni che i suoi errori avevano stravolto. E lo accompagna su, lì chi lo aveva amato ora lo vorrebbero.
«E’ in una nuvola d’argento» canta Patti Smith, che per l’intero pezzo chiude il cerchio delle chitarre, legata più che mai a quel Lenny Kaye che l’accompagna fin da quando i suoi capelli erano neri. Neri come quelli della figlia. Jesse è lì dietro, seduta dietro il pianoforte a coda che Arezzo le ha noleggiato. Dietro con il suo carattere, lontano da quello della madre. Ma le costruisce sotto un tappeto di note solidissime, che via via diventano una scala. Più alta dei 58 centimetri del palco, più bassa della nuvola d’argento di Jacko. Una scala sulla quale la madre si arrampica. Un crescendo, anche se la voce via via le cala, assassinata dall’umidità di una giornata di luglio. Cala la voce ma sale la grinta. E non c’è parola che non buchi la piazza. «Scusate per il mio inglese» esclama. Ma i più di quell’inglese capiscono poco. Però cantano e ballano come se lo avessero mandato a memoria. Un signore di mezza età, con la camicia bianca, scatta in piedi alla fine di ogni brano. E l’applaude, con le mani a conca.
Lei, intanto snocciola il suo repertorio. «Gratefull», «My Blakean», «Dancin Barefoot», «Ghost Dance», «Pissing in a river». Un fiume sul quale scivola, sempre più padrona della piazza. Molla il microfono e salta i 58 centimetri del palcoscenico, si perde tra la gente. I buttafuori da lontano spuntano da tutte le parti: qualcuno a sorpresa, ben mascherato da spettatore. Lei stringe le mani, sfiora la prima fila, arriva quasi in fondo. «Wonderful» la senti esclamare. Ed è lo stesso complimento che poco prima, a cena, aveva regalato alle triglie al guazzetto, annaffiate da un chianti giovane. Giovane come tanti che l’assediano fin oltre mezzanotte, tra le barbe bianche di chi invece la segue dagli anni ’70.
E che aspetta solo che lei esploda con i pezzi più famosi. «La lotta continua, ditelo, ditelo in giro, sulle strade». Un brivido, il signore in camicia si alza stavolta prima che inizi. Prima che decreti, con più forza di sempre, che «the people have the power». La gente ha il potere.
La gente «ha le orecchie e giace sotto le stelle scambiandosi ideali e abbassando le braccia».
E invece quella gente di Arezzo le braccia le alza, le alza per seguirla, per farle una foto, per applaudirla. «La gente ha il potere di sognare» e forse capisci perché in duemila siano arrivati a mettersi in coda per questra signora di 63 anni. Capace di far suonare anche il genero Mike Campbell, mite e tranquillo come la figlia. E che non si scatena neanche quando si alza il grido atteso «Because the night»,
Perché la notte è degli amanti, perchè la notte è nostra. E’ una ventata, lontana da quelle che avevano finora portato nuvole tutt’altro che d’argento sul cielo del Play. Una ventata di mani, che vibrano nell’aria. Mentre lei attacca Gloria.«Gesù è morto per i peccati di qualcuno ma non per i miei». Le luci del Vescovado a quell’ora sono spente e nessuno grida allo scandalo. Invece lei urla Arezzo e San Francesco, San Francesco e Arezzo. E la gente risponde. Come se la aspettasse da tempo. Come se da tempo si chiedesse dove si fosse nascosta finora.
Silvia bardi e Alberto Pierini
Sono cominciati i corsi cortonesi di orientamento Universitario della Scuola Normale Superiore di Pisa che fino al 4 luglio si tengono nella città etrusca, al centro convegni di S.Agostino. Trecento i giovani da tutta Italia, considerati veri e propri 'cervelloni' sono impegnati ogni giorno in lezioni, tenute da docenti. In cattedra nomi di grande prestigio