Quattordici indagati fra i quali un nome illustre dell’imprenditoria aretina, Flaminio Tacconi. Con lui sono finiti nell’inchiesta, condotta dal pubblico ministero pratese Affronte, la moglie, il figlio, dirigenti e revisori del gruppo
Arezzo, 18 giugno 2009 - QUATTORDICI INDAGATI fra i quali un nome illustre dell’imprenditoria aretina, Flaminio Tacconi. Con lui sono finiti nell’inchiesta, condotta dal pubblico ministero pratese Affronte, la moglie, il figlio, dirigenti e revisori del gruppo. Pesanti le accuse: associazione per delinquere (nei confronti di dieci dei quattordici) per realizzare un gruppo di società collegate sotto la denominazione di «Tacconi Sport» al fine, come si legge testualmente in un dispositivo della sezione del riesame del tribunale di Prato, «di commettere numerosi reati tra cui bancarotte fraudolente, documentali, falso in bilancio, evasione fiscale». Sempre a dieci degli indagati vengono addebitati vari reati fallimentari «per avere — ciascuno coi ruoli societari ricoperti nelle varie società (di amministratore socio, sindaco, consulente) o con gestione di fatto della società Firenze Sport Sky, dichiarata fallita con sentenza del 25 giugno 2008 — distratto, occultato o dissimulato in tutto o in parte i beni aziendali al fine di arrecare pregiudizio ai creditori; nonché di aver sottratto, distrutto o falsificato, allo scopo di procurarsi profitto illecito e arrecare pregiudizio ai creditori, i libri e le altre scritture contabili...».
TUTTO NASCE dal fallimento a Prato della «Firenze Sport srl», scintilla che si porta dietro un autentico incendio. Su denuncia della curatela, il pm Affronte apre l’inchiesta, iscrive nel registro degli indagati Flaminio Tacconi, il figlio Flaminio junior, la moglie Claudia Tei, la sorella Liana Tacconi, Sandro Corsetti, Gianluca Capacci, Gabriella Cinquini, Monica Doni, Sandro Pellagrossi, Francesca Romana Cioni, Michele Carpentari, Luigi De Lillo, Renzo Todisco e Alessandro Marini. Per gli ultimi quattro non è ipotizzata l’associazione a delinquere. Davanti al Gip chiede la misura cautelare in carcere nei confronti di Tacconi senior, Pallagrossi e Corsetti; gli arresti domiciliari per Tacconi junior, Liana Tacconi. Tei, Doni, Capacci e Cinquini, l’obbligo di firma cinque volte a settimana per Cioni, De Lillo, Carpentari, Todisco. Il pm chiede anche il sequestro preventivo dei beni «fino alla concorrenza di euro 7 milioni 577 mila 810, pari al credito della ricorrente curatela».
IL GIP RESPINGE le richieste: non ravvisa la necessità di misure cautelari né del sequestro dei beni. Il Pm fa un doppio ricorso: per i beni alla sezione del riesame di Prato, per le misure cautelari al Riesame di Firenze. La sezione pratese, competente per il sequestro dei beni, accoglie la tesi del Gip, non essendo tali beni «cose pertinenti al reato»; con l’eccezione del fabbricato commerciale ’Futurity’ di Bibbiena per il quale, però, «deve escludersi che sussista il periculum in mora, ossia che la libera disponibilità dello stesso possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolarne la commissione di altri». E quindi nessun sequestro.
Il Riesame di Firenze, invece, accoglie le tesi del pm Affronte sulle misure cautelari, provvedimento contro il quale gli avvocati della difesa hanno già proposto ricorso in Cassazione. Tutti gli indagati, ovviamente, sono al momento liberi.
Nel frattempo è andato avanti in parallelo il procedimento civile e in questo caso il giudice ha accolto ’ante causam’ la richiesta di sequestro dei beni: il 5 agosto sarà discusso il ricorso presentato dagli avvocati del collegio difensivo. Le società finite nel mirino sono Futurity srl, Umbria Sport, Folgaria Sport, Articoli Sportivi srl, Firenze Sport, Toscana Sport, Nordovest Sport, Pierre Sport, Dolomiti Sport.
Sergio Rossi
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