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LA NOTTE TRAGICA DEL S. DONATO

Nuova perizia di parte: "Ingrid sarebbe viva"

"ingrid e il bambino potevano salvarsi, ci sono stati errori in sala parto". Ritardi e omissioni: si basa su questi punti il parere pro veritate firmato dal professor Maurizio Bresadola, dell'università Sapienza di Roma, su incarico della famiglia. "Con il taglio cesareo nei tempi, feto vivo e sano e una percentuale di sopravvivenza per la madre pari all'86%"

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Medici (Foto Ansa) Arezzo, 13 maggio 2009 - E’ il caso infinito della morte di Ingrid e del bambino che portava in grembo nella notte tragica del 13 gennaio 2003. Un caso che si porta adesso dietro una nuova perizia, effettuata su incarico dei Guadagni, secondo la quale in presenza di determinati accorgimenti medici, Ingrid avrebbe avuto altissime probabilità di sopravvivenza. La situazione processuale, ingarbugliatissima, è divisa in due filoni.

 

Per il primo, ovvero la morte del feto, c’è stato un processo in primo grado con verdetto di assoluzione nei confronti dei due medici, confermato in appello. E adesso è pendente il ricorso in Cassazione. Il secondo filone riguarda invece la morte di Ingrid e per questo siamo in attesa della decisione del Gip Luciana Cicerchia che deve stabilire se il caso va archiviato , come ha richiesto il pubblco ministero Giuseppe Ledda, oppure no. L’avvocato Vincenzo Maccarone, che assiste la famiglia Guadagni, per dimostrare che furono precise responsabilità a determinare il dramma ha anche prodotto in sede civile, altro tavolo su cui la vicenda viene discussa, una perizia d’ufficio secondo la quale monitorando meglio il battito cardiaco fetale si sarebbe potuto salvare sicuramente il bimbo con un taglio cesareo e forse anche la madre.

 

Eccoci al nuovo parere pro veritate, con firma in calce del professor Maurizio Bresadola, docente di ostetricia e ginecologia forensi alla Sapienza di Roma. Scrive Bresadola che l’elaborato porta alla conclusione «in termini di certezza o di quasi certezza che un diverso approccio medico avrebbe scongiurato il decesso del feto e della madre». L’esito drammatico sarebbe dipeso da "condotte mediche ce nsurabili quali la sottovalutazione del quadro clinico, il ritardo dei primi accertamenti di laboratorio e clinico-strumentali e l’accesso al repar to di terapia intensiva, avvenuto con un ritardo di tre ore".

 

Secondo Bresadola "appare accertato oltre ogni ragionevole dubbio il legame esistente tra la condotta omissiva del non fare e la morte del feto e il tagli cesareo, che se ipoteticamente realizzato avrebbe permesso la nascita di un feto vivo, vitale e sano... Un legame simile oltre ogni ragionevole dubbio esiste anche tra la condotta omissiva della sottovalutazione del quadro clinico d’esordio, del ritardo sia nell’esecuzione degli accertamenti di laboratorio e strumentali, sia nel trasferimento all’unità di terapia intensiva e la morte della signora Guadagni per embolia da liquido amniotico, che se ipoteticamente realizzati avrebbero permesso una percentuale di sopravvivenza pari all’86%".

 

Resta da capire quale utilizzo potrà avere questa nuova perizia, datata 14 aprile 2009: non in Cassazione, non in tribunale se Cicerchia archivierà. Rimane dunque sicura solo la strada del giudizio civile.

Salvatore Mannino e Sergio Rossi










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