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Due Mari, altri 20 anni
per congiungerla alla E45

Altri vent’anni per completare la Due Mari (ma solo fino alla E45, mica a Fano), le vecchie strade granducali, spesso romane, che restano il cardine della circolazione e per migliorare la quale la Provincia strappa risorse con le unghie e con i denti. Una sola buona notizia: forse si muove qualcosa per la terza corsia dell’A1

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Arezzo, strada Due Mari (Foto Cristini) Arezzo, 12 maggio 2009 - Il telefono la tua voce, le strade la nostra croce. Lungo un Golgota sempre più aspro per una provincia che pure sulle infrastrutture (la prima ferrovia Firenze-Roma di fine ’800, l’attuale linea lenta, la Direttissima, e l’Autosole) ha fondato le fortune della sua economia. Ma quello, ahinoi, era il passato, l’età d’oro di Fanfani, quando tutte le strade passavano da Arezzo. Il presente, invece, è un calvario, così come il futuro. Altri vent’anni per completare la Due Mari (ma solo fino alla E45, mica a Fano), le vecchie strade granducali, spesso romane,che restano il cardine della circolazione e per migliorare la quale la Provincia strappa risorse con le unghie e con i denti. Una sola buona notizia: forse si muove qualcosa per la terza corsia dell’A1.

 

Proviamo allora ad avventurarci in questo inferno nel quale il Virgilio della 'Nazione' si chiama Giovanni Cardinali, ingegnere capo della Provincia, uno di quelli che date e cifre se le porta nella memoria come l’hard-disk di un computer. La Due Mari innanzitutto. All’ordine del giorno, si fa per dire, c’è il tronco che dovrebbe unire l’ultimo pezzo inaugurato, dallo Scopetone alle Ville, fino all’innesto nella E45, in territorio umbro. La lite sul percorso fra le Regioni Umbria e Toscana è ormai annosa: Valcerfone, allora, come vorrebbe l’Umbria, o Val Sovara, con galleria all’altezza di Citerna, come contropropone la Toscana? In teoria dovrebbe scegliere una commissione mista (che però dall’insediamento nel 2007 si è riunita solo due volte e senza mai verbalizzare, come a dire che si è trattato di briefing informali. Il governo e l’Anas ci sguazzano dentro per non decidere e scaricare le responsabilità sulle Regioni inadempienti. "Di questo passo - commenta sconsolato l’ingegnere - sia pure calcolando un’accelerazione rispetto alla paralisi attuale, i tempi sono di 15-20 anni".

 

Va un po’ meglio, ma non di tanto, sull’altro versante della superstrada infinita, a Monte San Savino. Qui è stato per ora accantonato il progetto di Rigomagno, al centro di mille polemiche. Si punta decisamente su un’intersezione che faccia confluire l’attuale tratto della Due Mari nell’Autosole allargata a tre corsie, almeno fino a Valdichiana, dove si dovrebbe rientrare nella Bettolle-Siena. "Se questa è l’ipotesi - spiega Cardinali - i lavori possono essere completati in un anno dall’apertura del cantiere". A proposito di terza corsia: la Società Autostrade sembra aver cambiato strategia. Se prima non la prevedeva nel tratto aretino, ora preannuncia l’invio di un progetto preliminare. Ma ci vorranno dieci anni se va bene.

 

E le antiche statali, ora regionali e affidate alla Provincia? Per la Umbro-Casentinese in Valdichiana c’è sempre l’ipotesi futuribile di un percorso parallelo all’attuale da Olmo fino a Terontola. Costa almeno 200 milioni di euro che non ci sono. Intanto, si lavora su due tratti, la variante di Camucia e quella da Castiglion Fiorentino all’ospedale della Fratta che nel giro di qualche anno (a Camucia l’inaugurazione è imminente) dovrebbero consentire di evitale l’attuale percorso da Montecchio Vesponi a Vallone, lasciando la vecchia strada al traffico locale. Anche in Casentino l’entrata in funzione della variante di Bibbiena è vicina (l’estate): assieme a quella di Calbenzano consentirà di evitare alcuni dei tratti peggiori dell’antica statale. Il Valdarno, infine. Con la variante di Levane il traffico migliora, ma il collegamento con Arezzo resta difficile, tanto che tutti continuano a utilizzare l’A1. Così la provincia perde pezzi: San Giovanni e Montevarchi gravitano su Firenze, Sansepolcro e Cortona su Perugia. Sono più vicine di Arezzo e più facili da raggiungere. Dire che lo chiamano progresso.

Salvatore Mannino










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