Muore a 18 anni dopo l’incidente. Non si è più risvegliato dal coma Samuele Sandali, il giopvane che era finito fuori strada con l’auto mentre andava a prendere la fidanzata per portarla a cena con amici. Gli è stata fatale la pioggia: la sua Clio è finita in un canale e poi è piombata contro un albero. Ancora una vittima della strage dei ragazzi
Arezzo, 21 aprile 2009 - Anche le persiane sbarrate sembrano in lutto. C’è silenzio, profondo silenzio, nel cortile della villetta bifamiliare abitata dai fratelli Sandali, nella parte più alta e impervia di Pieve a Quarto, quasi in faccia a Lignano. Il silenzio che accompagna il dolore, che rispetta la tragedia. E’ morto Samuele, uno dei ragazzi di casa, l’ultimo che era rimasto con i genitori dopo che il fratello e la sorella più grande avevano preso la loro strada. E’ morto a Siena, al policlinico delle Scotte, neppure 48 ore dopo l’incidente di sabato sera che l’aveva lasciato in fin di vita sulla comunale di Ristradella, la parallela della Umbro-Casentinese che corre nel cuore della Valdichiana. E’ morto ad appena 18 anni, ultima vittima dell’inutile strage di ragazzi alla guida che è diventata la costante di questi ultimi mesi. Prima di lui, poco più di un mese fa, era toccato a Martina Pratesi, vent’anni o giù di lì, uccisa nell’auto del fidanzato a Frassineto, qualche chilometri più in là.
Di Samuele Sandali dicono i vicini che fosse un teen-ager tranquillo, con la testa sul collo, ben educato dalla famiglia, artigiano in pensione il padre, casalinga la madre. Uno insomma lontanissimo dall’immagine dello scavezzacollo che vien facile da collegare al solito binomio velocità-incidente. E invece, lo conferma anche la Polstrada, pare proprio che non corresse il ragazzo di Pieve a Quarto, studente all’ultimo anno dell’istituto Margaritone. Lo hanno tradito probabilmente la pioggerella fitta di un uggioso sabato di aprile e un pizzico di mancanza di esperienza. Normale per uno che aveva la patente da pochi mesi e neppure un’auto sua.
Quella con cui è finito in un fosso è la Clio della madre. Samuele ne ha perso il controllo all’uscita di una curva insidiosa, all’altezza del Matto, poco dopo dunque che aveva imboccato la comunale di Ristradella, la sola scorciatoia che tagli la Valdichiana e consenta di raggiungere velocemente Alberoro, dove c’era la fidanzatina ad aspettarlo. Dovevano andare a una cena con amici, raccontano gli intimi di casa. Magari, in un altro tratto, poteva finire con un po’ di paura e niente più. Invece il caso, più maligno di ogni intenzione, ha voluto che a fianco della curva ci fosse un canaletto largo un paio di metri e profondo altrettanto. Samuele ci è finito dentro, poi è rimbalzato contro un albero. Sulla pianta è rimasta la corteccia sbucciata dell’urto contro il montante anteriore della Clio ed è stato quello, quasi sicuramente, l’impatto mortale.
Il ragazzo di Pieve a Quarto ha battuto violentemente la testa: i soccorritori si sono resi subito conto che il trauma cranico era brutto, di quelli che possono uccidere. Infatti. Al pronto soccorso del San Donato i medici hanno fatto da semplice tramite di una ferita che poteva essere operata solo in un centro neurochirurgico come il policlinico senese. Alle Scotte Samuele è stato subito portato in sala operatoria, poi la lunga attesa di un miglioramento e di un risveglio dal coma che non sono mai arrivati. C’è un altro nome sul muro del pianto dell’inutile strage.
Salvatore Mannino
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