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GIUSTIZIA E SCANDALI

Peculato telefonico: Civitelli va a giudizio

Undicimila euro di spese da internet per il comune: il caso scoppiò nel 2005, quando Oreste Civitelli fu titolare della linea che ha generato le telefonate incriminate. Dovrà presentarsi davanti al tribunale, quello collegiale con tre magistrati dei casi più gravi, perchè i reati contro la pubblica amministrazione non possono essere di competenza del giudice monocratico

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Arezzo, Oreste Civitelli (Foto Tavanti) Arezzo, 9 gennaio 2009 - Piange il telefono (per il cui traffico il Comune si vide arrivare una clamorosa bolletta da 11 mila euro, 11.095 per la precisione), ma piange ancor di più Oreste Civitelli, già presidente del consiglio comunale per conto del centrodestra e soprattutto titolare della linea che ha generato le telefonate incriminate.

 

Da allora sono passati tre anni abbondanti e un’era gelogica della politica, senza che il tutto gli evitasse un rinvio a giudizio per peculato. Il dirigente di An, presidente provinciale allora e adesso, dovrà presentarsi davanti al 9 giugno davanti al tribunale, quello collegiale con tre magistrati dei casi più gravi, perchè i reati contro la pubblica amministrazione non possono essere di competenza del giudice monocratico. Le proporzioni sono ovviamente assai diverse, ma è la seconda volta dopo Variantopoli che un calibro da novanta della vecchia amministrazione finisce in un’aula di giustizia.

 

In questo caso il rinvio a giudizio era praticamente scontato, anche se l’avvocato di Civitelli, Pietro Luciani, ha provato fino all’ultimo a chiedere il proscioglimento. Sono quelle situazioni nelle quali, come si dice in gergo, è quasi impossibile chiudere tutto senza passare dal vaglio dei magistrati giudicanti. E infatti il Gip Anna Maria Lo Prete non ha avute troppe esitazioni nel pronunciare l’ordinanza di fissazione del processo, al termine di una breve camera di consiglio.

 

Lo scandalo esplose fragorosamente nell’autunno del 2005, quando il centrosinistra, allora all’opposizione, si impadronì della maxi-bolletta e la segnalò alla procura della repubblica con un esposto. Pareva un caso clamoroso, ma ancora non si sapeva che sotto la cenere covava la brace di Variantopoli, che sarebbe diventata incendio da lì a qualche settimana. Il che, sia detto fra parentesi, ha un po’ contribuito a ridimensionare l’affaire, riducendolo a un gioco da ragazzi rispetto a una partita di poker all’ultimo respiro.

 

Civitelli, comunque, si è sempre dichiarato innocente e vittima di un equivoco. Tesi che il suo avvocato ha ripetuto anche ieri dinanzi al giudice dell’udienza preliminare: manca almeno l’elemento soggettivo del reato, il presidente non sapeva che la linea era stata trasformata da flat (tutto compreso, cioè, a una cifra prefissata) in tariffa a consumo.

 

Le giustificazioni non bastarono all’epoca a evitare a Civitelli la scomoda ribalta della Tv nazionale: dello scandalo si impadronirono le 'Iene', che ci pasteggiarono con dovizia di particolari e imbarazzo del protagonista, cui fu consegnato una sorta di bizzarro premio. Il dirigente di An cercò di trarsi dalle peste spiegando che era stato lui per primo a chiedere la disattivazione della linea collegata al computer.

 

E infatti fu il traffico internet a far esplodere la bolletta. "Sono parte lesa", dichiarò all’epoca il presidente del consiglio comunale, ma non potè lo stesso scansare l’avviso di garanzia per peculato del Pm Elio Amato. L’atto di avvio di un’inchiesta che adesso sfocia in un pubblico processo. Civitelli non si è smosso di un passo dalla sua linea del Piave: non c’entro. A giugno i giudici diranno se ha ragione lui.

Salvatore Mannino










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LA FOTO DEL GIORNO

Violino (Foto Ansa)

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