Piazza grande e l’Antiquaria sono un po’ come Roma e il Colosseo: simul stabunt, simul cadent. Ecco perché è bastato il giorno d’avvio della prima edizione dell’anno della Fiera a restituire colore alla piazza L'editoriale di Salvatore Mannino
Arezzo, 4 gennaio 2009 - Piazza Grande e l’Antiquaria sono un po’ come Roma e il Colosseo: simul stabunt, simul cadent. Ecco perché è bastato il giorno d’avvio della prima edizione dell’anno della Fiera a restituire colore alla piazza di cui la tristissima stagione natalizia aveva messo in luce (si fa per dire visto il buio che regna dalle parti delle Logge Vasari) tutto l’abbandono, fra il cantiere dei lavori di rifacimento del mattonato e i palazzi vuoti che furono sede del tribunale.
E tuttavia non basta una rondine a far primavera. Non basta neppure quell’avvisaglia di turismo da ponte di Capodanno che già nei giorni scorsi era tornata ad animare il più antico e il più bello degli scenari aretini. Piazza Grande continua a soffrire, Piazza Grande continua a morire ogni giorno. A cominciare da domani, quando se ne saranno andati i visitatori della Fiera (che ha anch’essa bisogno urgente di rilancio) e i commercianti ricominceranno a contare chi passa sulle dita di una mano sola.
Ormai è un’emergenza, anzi una sfida: Arezzo non può permettere che la sua piazza, il suo simbolo più importante, quello che l’ha resa celebre nel mondo grazie alla "Vita è bella" di Benigni, muoia piano piano d’inedia.
Le idee che hanno partorito finora le ultime giunte sono, diciamolo chiaramente, poco più che pannicelli caldi. Non serviva a niente il museo della Giostra, o peggio degli uccelli, nel palazzo di Fraternita, la cittadella della musica è un’incognita che può cellare di tutto, dal miracolo al disastro.
Occorrono allora il coraggio e la volontà di rimettersi al tavolo e di studiare una soluzione condivisa ma soprattutto capace di fare da polo di attrazione per una città distratta nei confronti della sua piazza. Un grande museo (magari attingendo al patrimonio di quelli già esistenti e poco frequentati), la biblioteca (progetto meritorio ma poi abortito), una sede universitaria (ma vera), un caffè che possa restituire vita come le Stanze hanno fatto per San Francesco.
Se ci si parla in privato, gli amministratori pubblici rispondono: belle idee ma costano e di soldi non c’è neppure l’ombra. Giusta obiezione. Serve allora che si mobiliti tutta Arezzo, compreso il potere economico: Piazza Grande è di tutti, è la nostra anima. Cosa vale una città che vende l’anima, peggio che la dimentica, come Faust?
salvatore.mannino@lanazione.net
Salvatore Mannino
Giovedì 8 gennaio, alle 21.15, al teatro Signorelli di Cortona (Arezzo), si esibirà il trio del maestro Renato Sellani, con il concerto 'Il nostro grande jazz'. Info: 0575/601882