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Lettera della soprintendenza "Il crocifisso va trasferito"

Nel giorno in cui il Vescovo Bassetti e il sindaco lanciano l'appello per riaprire S. Domenico, arriva una lettera della soprintendenza, nella quale viene espressamente richiesto di trasferire in "una sede provvisoria sicura e aperta ai turisti", il Crocifisso dalla chiesa

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Arezzo Basilica di S. Domenico (Foto Cristini) AREZZO, 29 NOVEMBRE 2008 - Alzati e cammina. Sì, alzati e cammina vecchio Cimabue. Segui l’esempio di Lazzaro. Un po’ perché un miracolo, di questi tempi, non disdice di certo. E un po’ perché forse ci toglieresti d’impiccio. E verresti incontro all’ultima lettera che la Soprintendenza ha recapitato al Vescovo Gualtiero Bassetti e al parroco di San Domenico, don Giuseppe Badii, dalle lenti sempre più appannate.

 

"Siete invitati a voler procedere in tempi molto brevi allo spostamento in sede idonea della Croce lignea dipinta da Cimabue". I postini forse neanche immaginano cosa, a volte, portino in borsa. E del resto come fai a immaginare che una tua lettera possa 'sfrattare' un inquilino dopo otto secoli? Come fai a immaginare che un Vescovo, o un parroco, possano aprire la busta e trovarci dentro la fine di quasi un millennio di storia?

 

Perché Cimabue da quella chiesa non è mai uscito. Mai. Neanche per il restauro. Daniela Galoppi e Laura Ugolini lo fecero in loco, in un’area cantiere ritagliata dentro la navata più bella d’Arezzo. E del resto dalla porta neanche passerebbe, se non, forse, sacrificando il 'tamberlano' interno: e questo, diciamolo, sarebbe il sacrificio minore. La lettera è arrivata a destinazione martedì. Forse spedita il giorno prima, forse sabato. E non lascia adito a dubbi. La firma lo stesso Aldo Cicinelli, il soprintendente. Che, come del resto è giusto, non ha nulla da nascondere: e invita anzi il parroco a informare l’intero comitato parrocchiale.

 

La lettera arriva martedì. Superata dai fatti successivi? Superata dalla pioggia di contributi intanto arrivata per completare i restauri e quindi mantenere l’uomo di Cimabue in Basilica? Forse. O forse no. Di certo dopo quella altre segnalazioni non ci sono state. Impossibile sciogliere il nodo con il Soprintendente, sempre disponibile ma purtroppo ieri irraggiungibile. La logica suggerisce però che un eventuale cambiamento di piani sarebbe stato comunicato subito, magari per vie più brevi della borsa, o della bici, del postino. Tanto più quando una lettera non si fermi al trasloco: ma si ponga anche il problema della nuova collocazione, sia pur provvisoria.

 

"Si avrà cura di individuare spazi idonei che garantiscano la sicurezza dell’opera e la fruibilità da parte dei visitatori": sullo sfondo c’è perfino la disponibilità a mantenere l’uso liturgico del dipinto su tavola. Un’altra chiesa, quindi. Questo, è chiaro, sempre che il Vescovo o il parroco ne facciano richiesta. Tutto sullo sfondo di un pericolo che, del resto, era già lì, bello chiaro sulla prima lettera, rimasta a lungo appesa sul portone di fondo della Basilica.

 

"Considerare se la Croce non corra pericoli dalla possibile instabilità delle travi sovrastanti". La verifica, la famosa verifica da fare. Intorno alla quale dall’ultima lettera filtrano però toni decisamente più ultimativi. Tanto da invitare il parroco a dare i suoi suggerimenti per lo svolgimento delle operazioni. Tutto garantendo la totale collaborazione di tecnici ed esperti, sia del cantiere di restauro che della Soprintendenza. "Si sottolinea l’urgenza": il finale cancella ogni possibile remora. Fate presto. Tempi brevi: guarda caso la stessa richiesta del sindaco e del Vescovo, insieme ieri a lanciare un appello dal palazzo vescovile. Facciamo presto: ma a riaprire San Domenico. E possibilmente non per vederne uscire Cimabue. Ormai la questione San Domenico si gioca tutta qui. I finanziamenti ci sono, o quasi: un ulteriore appoggio dello Stato e la somma necessaria al completamento dei restauri sarebbe raggiunta, o forse superata. ma da lunedì, massimo martedì, dovrebbe cominciare lo smontaggio delle impalcature che ormai da mesi fasciano la navata dei predicatori.

 

E’ possibile dare continuità al cantiere, spostando le impalcature sulla zona critica nel mentre si libera il resto della chiesa? E’ l’unica domanda senza risposta, intorno al tavolo del Vescovo. Che pure neanche per un secondo abbandona la fiducia. 'Tra i tecnici della Curia e della Soprintendenza c’è l’assoluta disponibilità a collaborare per la soluzione migliore'. Ma la Soprintendenza a quel tavolo non c’è: e ci sono risposte che neanche se sei sindaco o Vescovo riesci a improvvisare. E che a questo punto si giocheranno tutte in pochi giorni. Perché lunedì è lì, dietro un soffio di vento o un fiocco di neve. E la ditta ha bisogno di risposte.

 

Di certo il Vescovo ribadisce l’impegno dei giorni scorsi. "Saranno gli uffici tecnici della Diocesi a verificare in collaborazione con gli altri la tenuta delle ultime quattro capriate". Che magari sono tornate solide come travi di cemento armato: vive e vegete, proprio come Lazzaro. 

Alberto Pierini










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