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LA TRAGEDIA DI VIA XXV APRILE

'Pirata', linea dura del Pm
Salta il patteggiamento

Non se la caverà con un buffetto e una condanna puramente teorica, come a volte è successo per i pirati della strada colpevoli di aver travolto un innocente pedone per la strada. Davide Angini, protagonista sabato pomeriggio della tragedia di via XXV Aprile, è in carcere e ci resterà ancora fino a qualche giorno. Il giudice Vincenzo Denaro ha convalidato ieri l’arresto e si è poi riservato di decidere sul mantenimento della misura cautelare

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Un'ambulanza Arezzo, 9 ottobre 2008 -  Non se la caverà con un buffetto e una condanna puramente teorica, come a volte è successo per i pirati della strada colpevoli di aver travolto un innocente pedone per la strada.

 

Davide Angini, protagonista sabato pomeriggio della tragedia di via XXV Aprile, è in carcere e ci resterà ancora fino a qualche giorno. Il giudice Vincenzo Denaro ha convalidato ieri l’arresto e si è poi riservato di decidere sul mantenimento della misura cautelare.

 

La legge gli concede cinque giorni, che scadranno lunedì, il giorno appunto fissato per il processo per direttissima che è saltato ieri sull’impossibilità di concordare un patteggiamento fra accusa e difesa. Il Pm Ersilia Spena ha scelto la linea dura e ha proposto una pena di cinque anni, il massimo consentito per chi patteggia. Piero Melani Graverini,  l’avvocato difensore, non è stato neppure a pensarci: grazie, ma non ci interessa, in queste condizioni andiamo a giudizio. E ha chiesto i termini a difesa.

 

SPERA IL LEGALE di ottenere dal giudice almeno le attenuanti generiche che il Pm aveva escluso dai suoi conteggi. Un calcolo fatto del reato principale, l’omicidio colposo nella sua forma più grave, quella della guida in stato di ebbrezza introdotta col decreto sicurezza del governo Berlusconi (pena da 5 a 10 anni), della continuazione per il secondo reato, l’omissione di soccorso, e della recidiva infraquinquennale (Angini, quarantenne, ha precedenti per spaccio). Si arrivava così a un totale di sette anni e mezzo sul quale considerare lo sconto del rito.
 

 

Dal suo punto di vista, il «pirata» partito da Vitiano già ubriaco per venire a travolgere Giuseppe Genovesi, 59 anni, nella zona del «Baco d’Oro», è stato persino sfortunato. Prima dell’ultimo inasprimento di legge, se la sarebbe cavata assai più alla leggera. Ma tant’è. Quello della guida col tasso alcolico troppo alto è diventato un fenomeno così allarmante dal punto di vista sociale, da indurre governo e parlamento a cambiare le regole. Angini è il primo che ci incappa ad Arezzo, con un «pedigree» penale fra l’altro che di certo non lo aiuta. Era già finito nei guai per la droga e per l’alcool, era uscito da una comunità di recupero per tossicodipendenti, quella del Ceis a Baciano, appena in giugno.

 

 

UNA SITUAZIONE nella quale il Pm Spena ha avuto gioco facile nel negare le attenuanti generiche. Bisognerà vedere, adesso, se il giudice Vincenzo Denaro avrà lunedì il cuore più tenero.

 

Di certo, l’avvocato Melani Graverini chiederà il rito abbreviato: in un caso di colpevolezza evidente (Il «pirata» fu arrestato da due vigilesse in via Cimabue pochi minuti dopo l’incidente e non ha mai negato di essere stato lui), l’unica possibilità è quella di limitare i danni con lo sconto di un terzo della pena.

 

Al processo di lunedì si costituirà parte civile la cognata della vittima, rappresentata dall’avvocato Anna Boncompagni. Era la moglie del fratello morto qualche anno fa, è stata lei a farsi carico delle spese del funerali di un poveraccio cui non è rimasto nessun parente più stretto. 

Salvatore Mannino










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