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IL DELITTO DI MONTEVARCHI

L'omicida: "Vi ho registrato"
Ma la moglie nega tutto

L'omicida di Montevarchi aveva nascosto il cellulare in casa per registrare cosa avveniva in sua assenza: "Ho le prove", ha detto. Ma la moglie nega tutto

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Arezzo, omicida Montevarchi Arezzo, 27 settembre 2008 - Il sospetto era un tarlo che rodeva la mente di Krenar Cobo. Quel parente che viveva con lui da appena una settimana e che con lui lavorava come piastrellista, per Krenar se la faceva con la giovane moglie. Un affronto, un’ossessione continua, nonostante che Mariglen dall’Albania fosse arrivato da pochi giorni. Krenar non ci vedeva chiaro nel rapporto tra la moglie e il cugino: aveva anche nascosto in casa un telefonino per registrare le voci e avere così la prova del tradimento consumato. Il 'grande orecchio' nella casa al 51 di via Piave, nel centro di Montevarchi, è uno dei particolari che emergono dal primo colloquio che l’assassino di Mariglen Balla ha avuto nel carcere di San Benedetto con i suoi legali, gli avvocati aretini Giuseppe Renzetti e Lucia Barbagli.

 


"Francamente era ancora confuso e non riusciva a ricostruire bene gli ultimi momenti prima del tragico epilogo - spiega l’avvocato Renzetti - ma ha raccontato di aver sospettato fin da subito del rapporto fra la moglie e il connazionale ospite in casa. Per questo ha riferito di aver registrato quello che avveniva in casa in sua assenza con un telefonino nascosto e di aver avuto dalle registrazioni la prova dell’avvenuto tradimento". Dichiarazioni che gli inquirenti stanno vagliando con estrema attenzione, innanzitutto con la perizia sul telefonino in questione, già messo sotto sequestro. Ma al momento non ci sono conferme alla versione accreditata dal Cobo. Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Roberto Rossi, non scartano nessuna ipotesi, neppure quella di un litigio nato per questioni di lavoro tra i due cugini. La pista passionale rimane tuttora quella prevalente.

 

Intanto la moglie dell’omicida ha negato qualsiasi addebito arrivato dal marito di fronte agli inquirenti. Per lei Mariglen Balla, 23 anni, era solo il parente arrivato dall’Albania da qualche giorno per lavorare. Nessun tradimento, solo un raptus del marito che si era fatto un’idea sbagliata ed ha scatenato la sua rabbia omicida. Nell’appartamento al primo piano all’ora di pranzo di giovedì è andato in scena un vero e proprio confronto a tre di fronte ai due figli piccoli della coppia. "Vi ho registrato, ho le prove" avrebbe gridato Krenar alla moglie Nijada e al cugino Mariglen. Nel codice d’onore albanese il tradimento è una delle onte da lavare nel sangue. Gli altri due hanno respinto qualsiasi accusa: "Non è vero nulla". Il marito trentaseienne, nonostante le rassicurazioni della donna e del congiunto, non si è fatto convincere, non ci ha visto più ha afferrato un coltellone da caccia sgozzando con diversi colpi alla gola l’uomo nel soggiorno di casa e rincorrendo la moglie che è riuscita a salvarsi buttandosi dal balcone alto tre metri mentre il marito la rincorreva. E’ rimasta a terra, è stata soccorsa e portata al pronto soccorso, per lei solo qualche ferita alla gamba. Quando sono arrivati gli uomini della polizia, allertati dai vicini l’assassino era in casa accanto alla sua vittima in stato di choc. Nel frattempo i due figli di 3 e 5 anni sono stati affidati alla famiglia che vive accanto ai Cobo ma sono già stati riconsegnati alla madre. Che ora teme anche di poter finire nel mirino di una vendetta tra connazionali che anche gli inquirenti non si sentono di poter escludere a priori.

 

Il prossimo passaggio saranno i risultati dell’autopsia effettuata dalla dottoressa Floriana Moncioppi di Siena. L’esame sul corpo del Balla serviranno a certificare il numero dei fendenti che l’assassino ha utilizzato per uccidere la sua vittima. Già per lunedì è fissata l’udienza preliminare di fronte al giudice Simone Salcerini. Intanto Krenar Cobo rimane in carcere, per lui l’accusa rimane quella di omicidio volontario

Federico D’Ascoli










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