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TRAGICO INCIDENTE

Marcena, scontro in curva a 180
Muoiono due ventenni

Un altro incidente lungo la strada della morte, la Regionale 71 a Marcena, nel tratto verso il Casentino. Giovane di Castelnuovo sbanda e travolge la Smart di una ragazza romana.  Muoiono entrambi, feriti due amici

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118 Arezzo, 29 agosto 2008 - La colpa è della velocità, ma non basta andare piano per salvarsi da un missile sotto forma di auto. Non si è salvato nessuno nella notte nera di Marcena, nè chi viaggiava a quaranta all’ora, quasi a godersi la vacanza attimo dopo attimo, nè chi invece correva a 200, nell’ennesima sfida al limite estremo del coraggio, già oltre il confine dell’incoscienza. Quella che a 25 anni è quasi un marchio di fabbrica di una generazione in cui andare forte, vivere la vita come l’occasione di osare l’inosabile sembra diventato un valore al quale affidarsi anche nel buio della notte.
 

 

E’ morto Riccardo Biondini, 25 anni appena, di Castelnuovo di Subbiano, è morto come i cinque coetanei dell’incidente di sabato sera a Molfetta e i sette della vigilia di Ferragosto nel Salento. E’ morto perchè correva troppo, è morto perchè non è riuscito a controllare la velocità della sua Nissan 350, decappottabile a due posti, un bolide da 3500 di cilindrata, capace di darti l’ebbrezza del rischio ma anche di schiantarti contro la Smart di due che non c’entravano niente. E’ morta anche Fabiola Catania, 27 anni, di Roma, che invece viaggiava al minimo, ma non abbastanza per evitare l’appuntamento con la forza del destino.

 

E’ un altro incidente lungo la strada della morte, la Regionale 71 nel tratto verso il Casentino, la ex, famigeratissima, statale Umbro-Casentinese. Una volta Marcena con le sue curve aveva un triste primato in fatto di tragedie, ma non è che le cose, da quando c’è la nuova bretella, siano migliorate più di tanto. Anche se stavolta il nastro d’asfalto c’entra poco, se non forse perchè all’una di notte, semideserto com’è, può invogliare a sfidare la sorte sul pedale del gas.
 

 

Era l’una e mezzo appunto, tra le uscite di Ponte alla Chiassa e Marcena, all’altezza di un curvone ad ampio raggio che si può affrontare anche in velocità. Il caso, maligno com’è, ha incrociato le vite di un gruppetto di giovani diversi fra loro come il giorno e la notte. Fabiola, con a fianco il fidanzato Massimiliano M., 29 anni, faceva parte di una comitiva di due auto, l’altra era una Honda, che stava rientrando verso Talla dove tutti erano in vacanza. Andavano piano, senza fretta, al contrario di Riccardo che la fretta l’aveva eccome, anche se non aveva alcun motivo di averla.

 

 

Era un giro senza metà, così per provare quel bolide di macchina della Nissan, ha raccontato il compagno Samuele Ferrini, che nello schianto se l’è cavata con qualche ferita leggera. E appunto per testare la decappottabile il ragazzo di Castelnuovo stava pestando sull’acceleratore a tutto più. Non pare che avesse bevuto nè che fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, solo l’ebbrezza della velocità. Al curvone Riccardo è arrivato a una velocità che la Polstrada stima come molto alta, sia pure senza fornire numeri. Fonti ufficiose parlano di 180-200 all’ora. E per quanto la parabola consenta di premere, nemmeno la Nissan ce l’ha fatta a reggere la traiettoria in una condizione oltre il limite.
 

 

La sbandata è stata paurosa, poi la piccola fuoriserie ha puntato diritta verso l’altra corsia, dove stavano sopraggiungendo la Honda e la Smart di Fabiola, amica del pilota di moto Luca Scassa. La prima auto è riuscita a schivare l’impatto, la ragazza romana non è stata altrettanto fortunata. La Nissan è piombata sulla sua vetturetta come un siluro, l’impatto è stato violentissimo. Tanto violenta che la Smart è stata scaraventata nella scarpata senza quasi sfiorare il guard-rail. Riccardo, invece, è stato proiettato fuori dall’abitacolo scoperto e schiacciato fra un fanale e la protezione esterna.

 

La forza dell’urto l’ha sostanzialmente decapitato. Particolare sul quale sarebbe forse il caso di tacere se non fosse per il pensiero che il racconto può indurre qualche altro ragazzo a non distruggersi la vita correndo troppo. Del giovane subbianese sono rimaste solo le scarpe, incollate alla pedaliera mentre lui prendeva al volo.

 

Il resto è la solita cronaca di una notte di tragedia. Una terza auto, una Rover, che piomba sul groviglio ma senza danni per i passeggeri, i superstiti che danno l’allarme, l’accorrere delle ambulanze che hanno portato il fidanzato in rianimazione ad Arezzo, l’arrivo della Polstrada, coordinata dal comandante provinciale Carmine Tabarro. Il traffico è ripreso solo alle sette di mattina. Dell’incidente restano le macchie di sangue sull’asfalto e sul guard-rail. Serviranno almeno perchéqualcuno vedendole alzi il piede dal gas? 

Salvatore Mannino










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