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GIALLO DI SANSEPOLCRO

I Ris per un identikit psicologico di Luca
Le ricerche proseguono nei boschi

Sembra essere sparito nel nulla Luca Ferri, il fidanzato presunto assassino di Silvia, la ragazza strangolata in casa la notte del 22 agosto scorso. Ora i carabinieri esplorano persino la strada degli identikit psicologici. Come quello che del giovane sta tracciando il Racis di Roma, il coordinamento centrale dei Ris dell’Arma

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Luca Ferri Arezzo, 29 agosto 2008 - Le stanno tentando di tutte per restituire concretezza al fantasma di Luca Ferri, il fidanzato-assassino sparito ormai da più di una settimana. Non bastano più le ricerche nei boschi dell’alta Valtiberina attorno a Verghereto, ora i carabinieri esplorano persino la strada degli identikit psicologici. Come quello che del giovane sta tracciando il Racis di Roma, il coordinamento centrale dei Ris dell’Arma.
Gli strizzacervelli con le stellette sono arrivati a Sansepolcro nei giorni scorsi e hanno parlato con chi il ragazzo lo conosceva bene, amici, vicini e parenti.

 

L’obiettivo è capire chi fosse per arrivare intuire cosa possa fare, meglio cosa possa avere in testa, ammesso che sia ancora vivo, dopo il tentativo di suicidio fallito nelle ore immediatamente successive al delitto, dopo le sette giornate che potrebbe aver trascorso tra le pietraie e i dirupi dell’appennino. L’identikit psicologico, insomma, dovrebbe risalire dalla personalità di Luca ai suoi possibili movimenti, a dove possono spingerlo i tratti essenziali del suo carattere. Gli specialisti ci stanno lavorando a pieno ritmo, ma non è ancora pronto. Non che sia la panacea di tutti i mali o la chiave che risolve tutti i misteri, ma in una situazione di stallo tutto serve, tutto può diventare l’anello che non regge e che apre le porte dei segreti di Luca.


 

 

E che siamo in un momento di stallo non le nega nessuno, anche se gli inquirenti si ostinano caparbiamente a cercare sulle montagne attorno a Canili, l’uscita della E45 a fianco della quale sabato mattina è stata ritrovata l’auto con cui il fidanzato è scappato dall’appartamento della morte, in via delle Città Gemellate a Sansepolcro. Cercare Luca si è rivelato finora come dare la caccia a un’ombra, a uno spirito dei boschi che nei boschi pare essersi dissolto. Non lo trovano le squadre di carabinieri, forestali e volontari, non ne fiutano le tracce i cani, non ha ottenuto risultati l’elicottero, non ci sono neppure incappati per caso i cacciatori che provano i cani e i fungaioli.
 

 

Cambia qualcosa a una settimana dal ritrovamento del corpo di Silvia da parte della madre Fabrizia? Accresce in qualche modo la possibilità di una messinscena da parte del fidanzato per sviare le indagini? Gli inquirenti continuano a ritenere di no, continuano a credere che Luca sia nella macchia, vivo o morto, forse suicida per il rimorso, forse precipitato in un anfratto, forse ancora confuso che vaga di sentiero in sentiero.

 

A questo punto servono a poco anche le certezze investigative accumulate dai carabinieri nel corso della lunga settimana che è cominciata venerdì mattina, anche se in realtà l’omicidio risale al pomeriggio prima, quello di giovedì, quando tutto lascia pensare che Luca abbia stretto la cintura al collo di Silvia. Questa dello strumento usato per uccidere è appunto uno dei punti fermi dell’indagine, insieme agli scontrini del tubo di gomma e del nastro di scotch acquistati dal fidanzato nelle ore del delitto, alle tracce scoperte nell’auto di un tentativo di suicidio coi gas di scappamento, al racconto dei parenti di Silvia secondo i quali la storia d’amore era in crisi e lei meditava di lasciarlo.

 

 

Ci sono anche i bigliettini alla ragazza abbandonati sul sedile posteriore della Seat con il portafogli e il cellulare: "Silvia, vengo a raggiungerti". Tracce importanti ma che non bastano a dire dov’è finito Luca. Il mistero è sempre avvolto in un enigma. 

Salvatore Mannino










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