In tutto sono stati sequestrati 12mila gioielli falsificati di grandi griffe, molte le riproduzioni di Versace, Armani e D&G, per un valore di oltre mezzo milione di euro. Otto le aziende aretine cadute nel mirino della guardia di Finanza; undici le persone denunciate
Arezzo, 21 agosto 2008 - Medusa, il mito greco, aveva il potere di pietrificare chi la guardava negli occhi. Impietriti sono rimasti anche i titolari di otto aziende orafe aretine quando si sono visti irrompere in laboratorio gli uomini della guardia di finanza. Sapevano che accanto alla produzione ufficiale e legittima ne avevano una occulta e contraffatta. Neppure un tentativo di difendersi dagli addebiti, il loro era solo un modo illecito per arrotondare in tempo di di vacche magre per l’industria orafa locale. Braccialetti, anelli, ciondoli, portachiavi con i marchi falsificati alla perfezione delle più grandi griffe italiane: Armani, Dolce&Gabbana, Cesare Paciotti. Ma anche e soprattutto Versace che con la sua inconfondibile Medusa che ha dato il nome all’operazione delle fiamme gialle aretine. Proprio della donna bella e terribile della mitologia ellenica sono stati ritrovati i cliché capaci di riprodurre sull’oro il marchio di una delle più grandi case della moda mondiale. Di fronte alle contestazioni dei finanzieri gli orafi non hanno potuto che ammettere le proprie responsabilità, sapendo bene che fabbricare prodotti delle grandi griffe senza l’autorizzazione della casa madre rappresenta un reato le cui pene sono state inasprite di recente.
Un’operazione che i militari guidati dal capitano Francesco Salvo hanno portato a termine nel giro di poche settimane. Nell’ambito del blitz sono stati sequestrati circa 12 mila prodotti di oreficeria contraffatti, per un valore sul mercato di oltre 500 mila euro e denunciati gli undici titolari delle aziende. La guardia di finanza ha individuato otto tra laboratori e negozi tra loro collegati da rapporti di natura commerciale che operano nel settore della fabbricazione di oggetti di oreficeria. Ma dedite anche alla produzione ed alla commercializzazione dei monili falsi. Sono stati infatti rinvenuti i cliché utilizzati per la riproduzione dei loghi in oro. Gli articoli sequestrati si distinguono per la qualità della lavorazione, tanto che sarebbero potuti sembrare originali anche agli occhi di un esperto. Sul mercato i braccialetti, gli anelli, i ciondoli e i portachiavi in oro avrebbero fruttato, come detto, oltre mezzo milione di euro. Nei guai sono finite in totale undici persone, titolari delle aziende coinvolte che hanno sede in città e nei comuni limitrofi, mentre una è di Aprilia in provincia di Latina. Per loro è scattata una denuncia per i reati di contraffazione di marchi industriali e ricettazione: rischiano una pena che può arrivare fino a otto anni. L’attività investigativa delle fiamme gialle ha evidenziato come i prodotti sarebbero stati commercializzati, attraverso gli ordinari canali di vendita, da esercizi di oreficeria disseminati in tutto il territorio nazionale.
Un altro colpo della guardia di finanza alla florida industria del falso che segue quelli avvenuti di recente in provincia. Negli altri casi però nel mirino era finito l’abbigliamento. A marzo in Valdarno era stato fermato un camion lungo l’Autosole con oltre 3 mila capi contraffatti di Benetton, Everlast, Napalm e Rich Brother. Una mole enorme di felpe, completi per bambini, jeans e magliette realizzate da un’ottantina di ditte sparse fra Roma e Prato. E a novembre 5 mila felpe erano state sequestrate in un magazzino della città dalla Finanza aretina. I marchi fasulli erano quelli di Baci & Abbracci e Sweet Years, due aziende di proprietà di tre multimiliardari del calcio nostrano come Christian Vieri, Paolo Maldini e Cristian Brocchi. Ora l’operazione contro il mercato parallelo dell’oreficeria: "Le aziende coinvolte nell’inchiesta - spiega il capitano Francesco Salvo - si occupavano sia della produzione che della commercializzazione dei gioielli. Era una rete che arrivava anche ad Aprilia ed era capace di coinvolgere i negozi al dettaglio di tutta Italia. Siamo partiti da alcuni indizi di natura contabile per poi allargare il raggio e scoprire la rete della produzione e della commercializzazione". Poi i finanzieri hanno fatto come Medusa, lasciando di sasso gli orafi 'tarocconi'.
Federico D’Ascoli
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