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IL PRESIDENTE AI DOMICILIARI

Mancini ancora faccia a faccia col Pm prima della libertà

Il suo avvocato riproporrà in settimana l’istanza al gip fiorentino. L'inchiesta è scottante, per le accuse che vengono contestate al presidente e ai suoi stretti collaboratori di Fly-net, tutti liberi da giorni. Tra i reati ci sono l'associazione a delinquere e l’aggravante dell’aver agito per favorire un’associazione di tipo mafioso

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Il predidente Piero Mancini Arezzo, 15 luglio 2008 - C’è ancora un faccia a faccia col Pm fra il presidente Mancini, che resta agli arresti domiciliari nella sua casa della Rassinata, e la libertà. In settimana il suo avvocato Antonio D’Avirrro riproporrà l’istanza che è stata respinta mercoledì mattina dal Gip, ma prima appunto c’è un appuntamento imprescindibile, ovvero un nuovo interrogatorio davanti ai due titolari dell’inchiesta che è costata al patron amarato prima una settimana di carcere e poi l’'esilio' nella residenza di campagna, quella in cui è nato e conserva tutt’ora la residenza, in località San Biagio. Cosa i due pubblici ministeri Paolo Canessa e Giulio Monferini vogliano chiedere a Mancini resta ovviamente riservato, ma il risultato dell’incontro è probabilmente cruciale perchè i magistrati concedano il parere favorevole alla richiesta di ritorno in libertà. E senza quella è difficile che il Gip accolta l’istanza della difesa. Non per niente, è bastato un parere remissivo ma sostanzialmente contrario del Pm Canessa a far saltare un ritorno a casa che in tanti la settimana scorsa davano per imminente.

 

L’inchiesta, del resto, è scottante, se non altro per le accuse che vengono contestate al presidente e ai suoi più stretti collaboratori in Fly-net, peraltro tutti liberi da giorni: il nipote Giovanni Cappietti e i dipendenti dell’azienda telefonica di famiglia (nel frattempo ne è diventata amministratore unico la figlia di Mancini Jessica), Andrea Lanari e Umberto Pesini. Tra i reati ci sono infatti l’associazione a delinquere e l’aggravante dell’aver agito per favorire un’associazione di tipo mafioso. Inutile dire che il patron amaranto respinge tutte le accuse: "Siamo stati truffati", è il suo slogan fin da quando tenne una veemente conferenza stampa improvvisata in mezzo alla strada all’uscita dal carcere di San Benedetto, il 26 giugno.

 


E sul capo di Mancini si sono nel frattempo addensate altre nubi, la più temibili delle quali è la seconda inchiesta a suo carico avviata dalla procura di Milano, nella quale il Pm Elisa Francesca Moretti ipotizza ancora l’associazione a delinquere, stavolta finalizzata alla truffa. L’argomento è sempre il solito dell’inchiesta fiorentina, ovvero i numeri premium che Fly-net acquistava da Telecom e da altre grandi compagnie telefoniche per poi rivenderli agli intermediari e ai destinatari finali, ovvero maghi, figure sexy e quant’altro. Mancini giura che lui era all’oscuro di eventuali reati commessi da questi ultimi e dalle società londinesi che comperavano gli 899.










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