"Ormai lo stabilimento è venduto", chiude ogni porta Nestlé ma i politici e i sindacati non ci stanno: "Annullare tutto". Assemblea in fabbrica. Restano comunque pienamente valide le garanzie occupazionali e di sviluppo previste dal piano
Arezzo, 5 luglio 2008 - E’ il giorno dopo l’improvvisa tempesta che ha sradicato le poche certezze e i tanti dubbi legati alla vendita della Buitoni al gruppo Tmt spa di Angelo Mastrolia. Esce allo scoperto la Nestlé, ma alzano la voce anche i sindacati, parlano i politici e i rappresentati degli enti. Tutti però si trovano di fronte una porta chiusa, quella che il gruppo alimentare svizzero ha subito sbarrato negando qualsiasi altra soluzione che non sia quella già decisa e sottoscritta.
Le aziende alimentari del manager campano, afferma la Nestlé, non hanno niente a che vedere con la vicenda giudiziaria. "Del gruppo Tmt, che opera da anni in modo articolato sul mercato italiano, fa parte la Società Industrie Alimentari Riunite spa, la quale, come annunciato nei giorni scorsi e secondo le intese raggiunte, è il soggetto che è stato prescelto per l’acquisto del business pasta secca e fette biscottate Buitoni - affferma una nota ufficiale della multinazionale svizzera - Dalle notizie di stampa sembra che i fatti oggetto d’indagine risalgano al 2004 e siano relativi alle attività di una società del gruppo che opera nel settore dell’arredamento e, comunque, nulla avrebbero a che vedere con il settore alimentare, nel quale il gruppo Tmt è presente con Corticella, Pezzullo, Pasta Combattenti, Polenghi Lombardo, Giglio ed altri marchi di rilevanza nazionale. Quanto accaduto non influisce sul processo di cessione del business Buitoni; restano infatti pienamente valide le garanzie occupazionali e di sviluppo previste dal piano sottoscritto, che verrà implementato dal management della società nei modi e nei tempi indicati e condivisi con noi e con le organizzazioni sindacali".
Nessun passo indietro, dunque. I vertici milanesi rimangono ancorati alle decisioni prese e precisano che il maremoto che si è abbattuto su Mastrolia non investe le società e le aziende alimentari che fanno riferimento al suo gruppo. Di diverso avviso sono le realtà locali. Le reazioni in fabbrica sono state pronte, quelle sindacali invece aprono un ampio ventaglio di valutazioni e di proposte: se i dipendenti Buitoni hanno dato inizio ad assemblee di fabbrica e alcuni sindacalisti hanno chiesto subito la riapertura del tavolo regionale di trattativa con la Nestlè, nei comunicati ufficiali, per esempio quello della Fai Cisl, si contestano le decisioni di mobilitazione della Cgil dell’Umbria, si invoca una sintesi fra i vari punti di vista e si invita a non assumere iniziative estemporanee di protesta, che possono trasformarsi un boomerang.
Entra in campo, a gamba tesa, invece, il coordinatore nazionale della Cgil, Vincenzo Sgalla che chiede di annullare immediatamente l’accordo sottoscritto con Mastrolia ed ai presidenti della Regione Umbria e Toscana di riconvocare la multinazionale al tavolo delle trattative per ricercare soluzioni alternative. "Avevamo chiesto garanzie per l’occupazione - afferma il presidente della Provincia Vincenzo Ceccarelli - il mantenimento della produzione e la valorizzazione del marchio non ci sembra che in questa situazione simili impegni possano essere garantiti". Una volta di più, torna alla ribalta la proposta dell’onorevole Bianconi, questa volta è il consigliere regionale dell’Umbria Andrea Lignani Marchesani che chiede l’intervento del governo per una nuova trattativa con la multinazionale ed invoca l’unità del mondo sindacale, caratterizzato da distinguo che hanno finito per indebolire il fronte della trattativa. Una soluzione, quella che arriva dall’Umbria che si riaffaccia nei momenti più difficili della vertenza.
Toni fortemente preoccupati sono quelli espressi dal sindaco di Sansepolcro Franco Polcri e dell’onorevole Mattesini, il primo constata che la vicenda giudiziaria, di fatto, ferma il processo avviato con l’accordo del 24 giugno, la seconda prende atto che lindustriale campano, per molti mesi, dovrà affrontare altre priorità, non certo quella collegata all’acquisto della Buitoni. Il mondo economico aretino vive un momento di gravi incertezze ed la vertenza Buitoni, che sembrava conclusa, non fa altro che aprire una nuova piaga. E per il momento è difficile immaginare come possa rimarginarsi.
Piero Scortecci
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