E' la prima volta che si svolge un giudiziario per associazione mafiosa. Gli imputati in cella non si vedono dai tempi di Tuti. Nello spazio riservato al pubblico, un folto drappello di familiari e amici
Arezzo, 2 luglio 2008 - Sono arrivati in pullman gran turismo, come i ragazzi di una gita. Peccato che il bus avesse la scritta 'polizia penitenziaria' e che gli undici imputati fossero circondati da uno stuolo di guardie carcerarie. Li hanno subito chiusi in gabbia, dentro l’aula della corte d’assise della 'Vela', la stessa che ha ospitato fino a giovedì Variantopoli e nella quale adesso, di qui almeno fino a Natale, saranno giudicati i fratelli Iaiunese e gli altri del clan dei buttafuori, tutti accusati di aver imposto una guardiania di stampo mafioso ai locali notturni del Valdarno.
E’ la prima volta che viene adoperata la gabbia dell’aula 'Miraglia', è la prima volta, anzi, da chissà quanti anni a questa parte che degli imputati in un processo aretino devono assistere all’udienza da dietro le sbarre. Era successo, ma sono passati più di tre decenni, negli anni ’70, quando fu celebrato il giudizio contro Mario Tuti, celeberrismo esponente del terrorismo nero. E’ la prima volta, anche, che in questa città si svolge un processo in cui l’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il palazzo di giustizia del 'Garbasso', in cui da settimane si andavano predisponendo le misure di sicurezza, aveva ieri mattina l’aspetto di un bunker in stato d’assedio. Poliziotti dappertutto, agenti del reparto mobile su due pulmini, controlli asfissianti su chi entrava e chi usciva, almeno una cinquantina di uomini, in borghese e in divisa, disseminati dappertutto nell’area del tribunale, la zona della 'Vela' isolata ermeticamente dal resto delle aule con una rete guardata a vista dagli agenti. Persino il corridoio che collega il vecchio 'Garbasso' al nuovo edificio progettato dall’architetto Manfredo Nicoletti è stato chiuso al pubblico. Chi cura il servizio d’ordine non si è dimenticato neppure di un’ambulanza per eventuali malori.
Tutto per una banda di camorristi spuri come gli Iaiunese, protagonisti di un racket che aveva sì, secondo le accuse, il sapore odioso dell’intimidazione mafiosa, ma di cui non risultano collegamenti con i clan veri e propri. E’ vero che i fratelli sono originari di Casal di Principe, ma per quanto se ne sa non sono affatto in relazione con i ben più temibili 'casalesi'.
Nella gabbia dell’aula Miraglia gli imputati ieri erano al gran completo. C’erano, tutti in maglietta sbracciatissima per il caldo afoso, i sei Iaiunese: Amedeo, Antonio, detto Tony O’ Zizzillo, Armando, detto O’ pazzo, Domenico, detto Mimmo O’ prosciutto, Carmine e Franco, detto Ciccio. Con loro gli altri accusati di mafia: Alessandro Antonelli, Marco Consolati, carabiniere della compagnia di Figline, Tiziano Fantoni, Alessandro Greco Borgognoni ed Elvis Veneziani. Poco distante dalla gabbia, nel recinto del pubblico, il folto drappello dei parenti e degli amici, assai più numeroso della sparuta truppa di curiosi che ha seguito Variantopoli.
Di scena, invece, è uscito subito un altro carabiniere, Paolo Racioppo, accusato 'solo' di concussione per aver imposto agli impresari dei night che si trovasse un lavoro al figlio. Per lui il tribunale (presidente Mauro Bilancetti, giudici Gianni Fruganti e Giampiero Borraccia) ha dato ragione all’eccezione della difesa che chiedeva lo stralcio: il reato è stato commesso a Figline e deve essere giudicato dai magistrati fiorentini. In mattinata le eccezioni preliminari, col primo colpo gobbo della difesa. E’ stato l’avvocato Luca Cianferoni a sollevare dubbi sull’attendibilità di uno dei poliziotti protagonisti dell’indagine, che (dice lui) avrebbe avuto in comune con Armando Iaiunese l’amante: la ballerina di uno dei night. E’ un processo nel quale gli imputati rischiano molto, gli avvocati non si tirano indietro. Neanche dinanzi al gioco duro.
Salvatore Mannino
La rassegna accompagnerà le notti estive Casentinesi dal 5 di luglio fino al 7 di settembre. Due mesi, di spettacoli di altissima qualità, uniti alla suggestione degli angoli più belli del Casentino. Parteciperà alla manifestazione anche Moni Ovadia per parlare di cultura ebraica