I giudici in camera di consiglio il 26 giugno, dopo un'altra udienza. La replica del Pm Rossi: tattica dilatoria sulla multisala e ingiusto profilo nelle pratiche e negli abusi
Arezzo, 18 giugno 2008 - Ormai è questione di giorni, persino di ore se si vuole cominciare a contarle. Al gran finale di Variantopoli, alla sentenza più attesa dell’ultimo mezzo secolo mancano solo 9 giorni, se preferite 216 ore più la camera di consiglio, che si porterà via una giornata intera, dalla mattina alla sera. L’ultima udienza è stata fissata ieri dal presidente del tribunale Mauro Bilancetti per il 26 giugno, giovedì della prossima settimana. Sarà un appuntamento blitz. Giusto il tempo di chiudere con gli avvocati e poi i giudici si ritireranno per decidere. Il Pm Roberto Rossi le sue ultime carte se le è giocate nella mattinata di ieri, con una replica delle sue, appassionata e accalorata, ironica e sarcastica, tecnica ma anche retorica, nel miglior senso del termine, quello della parola che diventa evocatrice di suggestioni e di indignazioni. Il grande accusatore, l’uomo che tesse la tela di Variantopoli da tre anni, presenta un quadro che è come un caffè ristretto: la sostanza è la stessa ma ancora più forte perchè meno diluita. Ecco allora che ci sono tutti gli elementi della requisitoria, concentrati però in meno tempo. Col risultato che l’intervento è ancora più appuntito, 'avvelenato' diranno con un pizzico di risentimento gli imputati più presi di mira.
L’inizio è piano, come un brano di musica che parte sottotono e va poi in crescendo. Si parte dunque dal filone sul quale il Pm crede di avere meno da dimostrare ancora, quello dei moschettieri del mattone della Cat, che viene esaurito in poco più di dieci minuti. Poi tocca al presidente dell’Arezzo Piero Mancini e anche qui Roberto Rossi se la cava piuttosto rapidamente, con poche battute: il patron amaranto dice, come ripetono i suoi avvocati, di essere stato concusso nella vicenda del contratto a Pietro Alberti? Poco credibile, ribatte il Pm, per un imprenditore della forza economica di Mancini, abituato a decidere da solo. Tanto è vero che quando si tratterà di liquidare 'Pietrino', a inchiesta già avviata, il patron non sentirà nessuno, nè Alberti nè Macrì nè alcun altro. D’altronde, anche sulla vicenda della Margaritone il presidente si piega solo quando viene messo in minoranza dai due soci. Come a dire che uno così non cede al peso del ricatto, il rapporto è paritario e dunque siamo nella fattispecie della corruzione.
Il grande accusatore passa quindi ai due versanti del processo sui quali gli interessa di più replicare: la multisala e gli abusi d’ufficio dei Lucherini e di Nencioli, che infatti si portano via due terzi dell’ora e mezzo in cui Rossi resta al microfono. Il tono iniziale è quello dell’ironia: Stefano Bertini, l’imprenditore cinematografico fiorentino, vittima della protervia di Marino Mariottini e della Novalis? "E’ assai arduo crederlo". Quelli della difesa del rampante Bertini e dell’onorevole Roberto Tortoli sono "congetture, teoremi astratti". Ma al processo bisogna portare prove. Che ci sia stata una tattica dilatoria per ritardare l’iter della variante multisale e che a dettarla sia stato proprio Tortoli lo dice un testimone, l’allora presidente della Cat Massimo Rossi, che la riunione in cui ciò avvenne sia quella del 12 luglio e non dell’11 settembre lo dicono ancora i testi e i documenti, le agende dei protagonisti. La cassetta con la registrazione non c’entra niente, lo spiega un altro testimone, l’ex consigliere Buratti.
Infine, ma si capisce benissimo che è l’argomento cui il Pm tiene di più, gli abusi d’ufficio. Rossi si spende sulle questioni di diritto sollevate dalla difesa. L’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in processo dagli imputati? 'Infondata'. L’obbligo di astensione: deriva direttamente dall’articolo 323 del codice penale e non importa se il voto è stato decisivo perchè l’interesse che la norma tutela è quello dell’imparzialità della pubblica amministrazione che sarebbe comunque violata. La doppia ingiustizia del profitto? "Se l’incarico (a Lucherini Jr e Nencioli Ndr) dà accesso a una corsia preferenziale - scandisce il Pm - è ingiusto". E già con le bordate: "Il sindaco Lucherini faceva finta di non vedere". Ancora: "Perchè l’architetto Marco non firma mai i progetti e li fa presentare da Nencioli? Perchè significherebbe rinunciare all’apporto del padre sindaco, straordinario volano professionale".
Rossi scala poi le vette del sarcasmo: "Interesse pubblico prevalente? Su varianti di edilizia privata e di pregio? Mica si costruivano case popolari, ospedali e scuole, le scuole, anzi, si demolivano, come la Margaritone". L’ultimo tuono è come quello che chiude i fuochi d’artificio: "L’urbanistica era stata trasformata in uno strumento di arricchimento privato". E’ la parola fine del Pm, cui dopo tre anni da protagonista non resta che affidarsi ai giudici. Lui in aula non parlerà più.
Salvatore Mannino
Sabato 21 giugno alle ore 15.00 presso il Centro Visita di Ponte Buriano si terrà la presentazione multimediale informativa sulle piante acquatiche caratteristiche dell’area umida di Ponte Buriano. Seguirà una visita guidata nell’Area Protetta, tra la palude, lo stagno, il torrenti e il fiume, con osservazione e riconoscimento delle diverse specie